La rubrica Antologia propone un viaggio letterario sulla Svizzera e sui suoi scrittori ed intellettuali, su come è stata conosciuta al di fuori dei suoi confini e come lei stessa ha visto il mondo che la circondava. La nostra esplorazione prosegue con il libro “Reisen in verscheidene Provinzen des Königreichs Neapel “ di Carl Ulysses von Salis Marschlins (1762 – 1818, Landquart, Canton Grigioni, Svizzera). Salis Marschlins fu un giurista, appassionato naturalista, botanico ed entomologo e autore di studi su agricoltura ed economia. Come era d’uso ai suoi tempi viaggiò in Italia, in quello che era il Regno di Napoli, dalla Puglia all’Abruzzo, descrivendo in modo diretto e netto i luoghi nelle loro caratteristiche geologiche ma anche interessandosi delle colture e produzioni praticate; descrive i centri abitati e le popolazioni che incontra sul suo cammino con le loro caratteristiche culturali, sociali ed economiche, dando uno spaccato nitido delle regioni che attraversa.
Proponiamo un passo del libro dall’edizione inglese del testo per scoprire alcune zone d’Italia viste con gli occhi di un viaggiatore svizzero attratto dalle particolarità della Penisola.
Taranto – terza parte
Verso il giorno 6 di aprile mi allontanai per circa quattro miglia lungo la costa dalla parte orientale e raggiunsi un punto così bello da trattenermi incantato senza poter più andare oltre. In quel punto un ruscello fresco e profondo sbocca nel mare, dopo una sinuosa corsa attraverso la verde e pianeggiante campagna. Sull’una e sull’altra riva vi sono numerosi giardini sui quali la natura pare abbia rovesciato la sua cornucopia tante sono le varietà di alberi i cui frutti incantano la vista ed il palato per la loro bellezza e il loro gusto e che riempiono l’aria del loro profumo. Tutt’intorno a questi giardini incantati si trova una fila di pini malconci sotto la cui ombra mi introdussi con venerazione.
Le gesta dei tempi antichi presero a svolgersi nella mia immaginazione, mentre le onde del fiume scorrevano davanti ai miei occhi ed il suo nome, Tara, mi fece ricordare il nome del fondatore della una volta possente e molle Taranto, drappeggiato nelle pieghe della sua antica veste.
Avendo le ricchezze della campagna circostante davanti agli occhi, ripensai ai tempi movimentati dell’antica città, quando alla più completa libertà si univano potere illimitato, opulenza e onori e raggiungeva la vetta della perfezione sia nelle arti che nelle scienze. Quella fiorente isola circondata e cullata dal mormorio del ruscello, mi riempiva lo spirito di malinconia e di remoti pensieri. Fu qui che la bella Ottavia compì di più in un giorno che il suo sfortunato fratello in molti anni di potere e successo e fu qui, ancora, che le preghiere di una moglie e le lacrime disperate di una sorella spinsero Antonio, il più dissoluto degli uomini, a riconciliarsi con l’astuto ed ambizioso Ottavio, portando così la pace a tutto il mondo e salvando milioni di uomini dalle conseguenze mortali di una guerra distruttrice.
Ma i felici giorni di Taranto erano passati e queste regioni incantante avevano provato il peso della schiavitù.
Questo pensiero pose fine alle mie dolci riflessioni ed ora pensavo con indignazione, come non una sola villa allietasse questi luoghi deliziosi. Come è possibile che, nel più felice dei climi, dove la natura ha così parzialmente sperperato i tesori della bellezza e dell’abbondanza, gli uomini debbano essere così freddi e incapaci da preferire di vivere rinchiusi in una sporca e malsana città, al godimento dell’aria rigenerante di questo paradiso terrestre! Se i benefici di un clima similie fosser oconcessi ai pittoreschi distretti delle Svizzera (che sono tuttavia ben lontani dalle bellezze dei dintorni del Mare Piccolo), cosa potrebbe indurci ad abbandonare le nostre abitazioni rurali? Italiani! Io vi compatisco, voi siete i favoriti viziati, ingrati e degenerati della Natura; noi siamo i suoi figliastri trascurati eppure fedeli e affettuosi.
Le saline si trovano a tre miglia a nord-est della città e comprendono due laghi che non hanno alcuna comunicazione visibile con il mare, sebbene in caso di tempesta non sia del tutto impossibile che possa accadere; in inverno si riempiono così tanto d’acqua che la superficie del più piccolo copre 980 moggi di terra e il più grande aumenta fino quasi alla circonferenza di otto miglia coprendo 2772 moggi. In estate il lago più grande si prosciuga completamente ma lascia sul terreno un discreto strato di fine sale bianco, proprietà del re, che viene ammucchiato in grandi cumuli e successivamente utilizzato. La corona vende annualmente più di 10.000 tomoli di questo sale e si calcola che almeno altrettanto ne venga sottratto di nascosto dai contadini delle vicinanze. Ho osservato che la soda si deposita sulle rive di quei fossati in grande abbondanza.
