La proposta di questa settimana dell’Antologia, nella sua esplorazione letteraria attorno alla Svizzera e ad alcuni dei suoi autori, è un’incursione nel romanzo della scrittrice di origine svizzera Madame de Staël, Anne-Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein, “Corinne ou l’Italie”, edizioni Garnier, Paris, di cui riportiamo dei brani che mostrano il punto di vista di una letterata e dei suoi contemporanei europei sull’Italia dei primi dell’800 poiché il libro è stato pubblicato nel 1807.
Corinne ou l’Italie – capitolo IV – Castel Sant’Angelo
Sulla strada per San Pietro Corinne e Lord Nelvil, attraversarono a piedi il ponte Sant’Angelo. “E’ su questo ponte – disse Oswald – che, tornando dal Campidoglio, ho pensato a lungo a voi per la prima volta”. “Non immaginavo che quell’incoronazione in Campidoglio mi sarebbe valsa un amico ma, tuttavia, cercando la gloria, ho sempre sperato che questa mi avrebbe fatta amare. A cosa servirebbe altrimenti questa alle donne senza questa speranza?”. “Rimaniamo ancora qui per qualche istante”, disse Oswald, “quale ricordo, tra tutti i secoli, può valere per il mio cuore questo luogo dove vi ho veduta la prima volta?”, “Non so se sbaglio, disse Corinne, “ma mi sembra che si diventi sempre più cari l’uno all’altra ammirando insieme questi monumenti che commuovono l’anima con la loro grandezza. Gli edifici di Roma non sono né freddi né muti; il genio li ha creati e gli eventi memorabili li consacrano. Forse bisogna anche amare, Oswald, un carattere come il vostro, per provare piacere nel sentire con lui tutto ciò che vi è di nobile e bello nell’universo.”
“Si – rispose Lord Nelvil – ma nel guardarvi e nell’ascoltarvi non ho bisogno di altre meraviglie.” Corinne lo ringraziò con un sorriso affascinante.
Durante il tragitto verso San Pietro si fermarono davanti a Castel Sant’Angelo. “Lì – disse Corinne – c’è uno degli edifici il cui esterno ha la più grande originalità: la tomba di Adriano trasformata in fortezza dai Goti, porta i segni sia del suo primo che del suo secondo utilizzo. Costruita per la morte, è circondata da un muro impenetrabile, eppure i vivi le hanno aggiunto le hanno aggiunto qualche cosa di ostile con le fortificazioni esterne che contrastano con il silenzio e la nobile semplicità del monumento funebre. Sulla sommità si vede un angelo in bronzo con la spada sguainata e all’interno vi si trovano prigioni molto crudeli.
Tutti gli eventi delle storia di Roma, da Adriano ai giorni nostri, sono legati a questo monumento. Belisario si difese dai Goti e, quasi barbaro quanto coloro che loro attaccavano, scagliò contro i suoi nemici le bellissime statue che decoravano l’interno dell’edificio. Crescenzio, Arnaldo da Brescia, Nicola Rienzi, quegli amici della libertà romana che così spesso hanno scambiato dei ricordi per delle speranze, si difesero a lungo nella tomba dell’imperatore. Amo queste pietre che sono si uniscono a tanti fatti illustri. Amo questo lusso del padrone del mondo, una magnifica tomba. C’è qualcosa di grande nell’uomo che, possedendo tutti i piaceri e gli sfarzi terreni, non esita a pensare con largo anticipo alla sua morte. Idee morali , sentimenti disinteressati, riempiono l’anima non appena essa trascende in qualche modo i confini della vita”.
