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Il Consiglio federale intende modernizzare l’AVS, adeguarla all’evoluzione della società e garantirne l’equilibrio finanziario a lungo termine. A tal fine propone di migliorare il sistema contributivo e di promuovere il mantenimento e la prosecuzione dell’attività lucrativa prima e dopo il raggiungimento dell’età di pensionamento. Nella sua seduta del 20 maggio 2026, il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione sulla riforma AVS 2030.

Nei prossimi anni, molte persone della generazione del baby boom, coloro nati tra il dopoguerra e il 1964, raggiungeranno l’età di pensionamento (età di riferimento). Questa svolta demografica pone sfide importanti non solo alla società, ma anche all’AVS. Con la riforma AVS 20230 il Consiglio federale intende modernizzare l’assicurazione e adeguarla all’evoluzione della società.

Per sfruttare meglio il potenziale di manodopera interna, il Consiglio federale propone diverse misure tese a promuovere il mantenimento e la prosecuzione dell’attività lucrativa prima e dopo il raggiungimento dell’età di riferimento. Ad esempio, la franchigia applicata ai redditi conseguiti dopo l’età di riferimento verrebbe aumentata da 16 800 a 22 680 franchi all’anno e adeguata a intervalli regolari. L’attuale limite di 70 anni fino al quale è possibile migliorare la propria rendita sarebbe soppresso, il che renderebbe possibile il rinvio della riscossione della rendita oltre questa età. Inoltre, le aliquote di riduzione in caso di anticipazione della riscossione della rendita e quelle di aumento in caso di rinvio della medesima verrebbero fissate in base a principi disincentivanti o incentivanti e non dipenderebbero più dalla speranza di vita. Per quanto concerne la previdenza professionale, l’età minima di pensionamento verrebbe progressivamente aumentata da 58 a 63 anni. Rimarrebbero possibili alcune eccezioni, in particolare in caso di ristrutturazione aziendale o nell’ambito di contratti collettivi di lavoro, ma non si potrebbe comunque scendere al di sotto dei 60 anni. Inoltre, i lavoratori dipendenti potrebbero mantenere la propria assicurazione e avrebbero il diritto di trasferire la prestazione d’uscita a un nuovo istituto di previdenza.

Queste misure proposte con la riforma AVS 2030 dovrebbero generare entrate supplementari per l’assicurazione pari a circa 600 milioni di franchi all’anno fino al 2040. Per contro, il Consiglio federale rinuncia ad aumentare l’età di riferimento nell’AVS.

Il Consiglio federale propone inoltre di introdurre la possibilità di colmare determinate lacune contributive e di migliorare la copertura degli assicurati in situazioni che attualmente non sono prese in considerazione in misura sufficiente. Le indennità giornaliere in caso di malattia e d’infortunio non sarebbero più esonerate dai contributi AVS, come avviene già per le indennità giornaliere dell’assicurazione contro la disoccupazione, dell’ordinamento federale delle indennità di perdita di guadagno, dell’assicurazione invalidità e dell’assicurazione militare. Tra le altre misure proposte vi è l’allineamento del tasso di contribuzione dei lavoratori indipendenti con redditi elevati a quello dei lavoratori dipendenti (8,7 % invece che 8,1 %), mentre per gli indipendenti con redditi modesti sarebbe mantenuta la tavola scalare. Queste modifiche consentirebbero di rafforzare la previdenza delle persone interessate e di migliorare le loro prestazioni.

Per il Consiglio federale è indispensabile garantire un finanziamento sufficiente dell’AVS nel periodo 2030–2040. Il bisogno di finanziamento dell’assicurazione dipenderà però dal finanziamento della 13a mensilità della rendita di vecchiaia.

La procedura di consultazione sulla riforma si concluderà l’11 settembre 2026.

fonte: Il Consiglio federale svizzero
foto: pixabay