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Vive in mezzo a noi, è amato e sempre più minacciato: è il riccio europeo (Erinaceus europaeus). Più natura facciamo fiorire all’interno dei comuni e delle città, meglio starà anche il nostro riccio.
Se venisse organizzato un concorso per eleggere l’animale selvatico più amato della Svizzera, molto probabilmente, il riccio occuperebbe un posto in alto alla classifica. I volontari che si prendono cura dei ricci feriti o malati sono sempre numerosi. E la vista di un riccio che in una tiepida serata estiva trotterella attraverso il giardino suscita un immediato moto di simpatia.

Il riccio ha bisogno di una fitta rete di ripari e di un’ampia disponibilità di insetti, due condizioni sempre più difficili da trovare nelle nostre campagne. Per questo motivo, il piccolo insettivoro vive oggi soprattutto nelle aree meno edificate dei nostri comuni e città e si trova in difficoltà. La densificazione degli insediamenti può comportare la scomparsa dei suoi nuovi habitat. Dal 2022 infatti è classificato come «potenzialmente minacciato» nella Lista Rossa della Svizzera. Pro Natura l’ha scelto come animale dell’anno 2026 per lanciare un appello in favore di giardini, aree verdi, cimiteri e parchi allestiti e curati in modo da offrire ambienti accoglienti anche per il riccio.

Quando al crepuscolo il riccio setaccia annusando il suolo di un giardino o di un parco, significa che è alla ricerca di cibo. Il suo pasto preferito si compone di insetti (più di tutti adora quelli della famiglia dei Carabidi), bruchi di farfalla e lombrichi. Però caccia anche un’ampia gamma di altri animaletti e non disdegna nemmeno le carogne. Il riccio ha un udito finissimo e un odorato molto sviluppato ed è pure un po’ chiassoso: il sonoro rumore di masticazione e di esoscheletri triturati dai dentini appuntiti segnala che la ricerca è andata a buon fine.

Durante le sue trasferte notturne, il riccio percorre in media circa un chilometro. Un cammino irto di pericoli: strade da attraversare, ostacoli da aggirare e trappole – scale esterne che portano alle cantine, le piscine o i pozzi luce – da evitare. I maschi sono particolarmente a rischio durante il periodo degli amori, ossia dalla metà di aprile in poi. Questo perché per trovare una compagna desiderosa di accoppiarsi, non esitano a coprire distanze di svariati chilometri.

Una volta trovata una femmina, il maschio incomincia a girarle attorno, a volte anche per ore, finché l’eletta non si scosta più e si dimostra disponibile all’accoppiamento. Questo rituale di corteggiamento così peculiare è chiamato il «carosello del riccio». Il periodo degli amori dura fino alla fine di agosto. Dopo una gravidanza di circa 35 giorni, vengono al mondo tra i due e i sette piccoli. La vita in famiglia è breve: a circa sei settimane di vita i giovani ricci sono già autonomi e devono arrangiarsi da soli.

Il riccio ha bisogno di ripari sicuri in cui riposare di giorno, di nidi protetti in cui partorire i piccoli e di rifugi asciutti in cui svernare. Il piccolo insettivoro non ha però grandi pretese, non disdegna il classico mucchio di rami o di foglie in un giardino naturale ma si infila volentieri anche tra la legna impilata, nelle cavità sotto le casette degli attrezzi, negli spazi tra assi di legno sparse a terra o nelle casette per ricci acquistate nei negozi di bricolage.

Un giardino naturale pieno di vita offre tutto quello di cui un riccio ha bisogno: ripari, protezione dai robot tosaerba, accesso all’acqua e insetti in quantità. Dove il riccio si sente a suo agio, anche le persone stanno bene. Un giardino naturale è infatti sinonimo di fiori, profumi, colori ed è abbastanza semplice da realizzare.

La densificazione degli insediamenti mette a repentaglio gli ambienti in cui vive il riccio. Oggi più che mai i giardini privati e gli spazi verdi pubblici dovrebbero tenere in considerazione le sue esigenze in termini di habitat. Anche i Comuni possono fare molto per il benessere dell’animale dell’anno 2026. Le aree scolastiche, i parchi o i cimiteri racchiudono un grande potenziale per la creazione di spazi di vita colorati e diversificati. E non dimentichiamo che, aiutando il riccio, facciamo del bene anche agli insetti, ai ghiri, agli scriccioli e a molte altre specie.

fonte: Pro Natura

foto: pixabay