L’Antologia propone un viaggio letterario sulla Svizzera, la sua cultura, la sua natura e le sue istituzioni sia viste dagli stessi svizzeri che viste da fuori. In questa occasione vedremo come le legislazioni antiche hanno considerato e trattato i figli nati fuori dal matrimonio, osservando le popolazioni germaniche che tra il IV e il VI secolo d.C. migrarono attraverso l’Europa e si insediarono anche in varie regioni dell’attuale Svizzera. Il brano è tratto dal libro “De la condition des enfants nés hors mariage”, edito nel 1865 da Auguste Durand, Parigi, scritto dal dottore in legge, il francese, Lèon Morillot.
Morillot (Francia: Étrepy 19 luglio 1838 – Saint-Lumier-la-Populeuse 20 ottobre 1909) è stato un politico francese, dottore in legge fu revisore dei conti presso il Consiglio di Stato nel 1867, vicecapo di gabinetto del ministro della Pubblica istruzione; vicecapo del servizio delle sezioni estere all’Esposizione universale di Parigi nel 1867 poi fu segretario aggiunto della commissione francese all’Esposizione di Amsterdam nel 1869 e infine, segretario della commissione d’inchiesta sul regime economico della Francia, nel 1870. Si stabilì nella Marna dove divenne sindaco di Saint-Lumier-la-Populeuse nel 1874 e, nel 1886, divenne consigliere generale del Cantone di Thiéblemont-Farémont. Fu deputato della Marna (1889 – 1902) nel gruppo dei repubblicani progressisti.
Nel 1865 scrisse: “De la condition des enfants nés hors mariage en Europe et spécialement en France, dans l’antiquité, au moyen âge et des nos jours”; una rassegna sul filo del tempo che, partendo dal presupposto che il matrimonio è un’istituzione diffusa in tutte le culture e che tutti i legislatori l’hanno regolamentata, esamina anche come il legislatore abbia regolamentato la condizione dei figli nati al di fuori del matrimonio. Dal diritto romano, al diritto canonico, alle legislazioni barbariche di Celti, Germani, Franchi, Scandinavi, Slavi, dal diritto francese e di alcune legislazioni europee dai tempi barbarici fino al XVIII secolo, al diritto moderno, tra cui la legislazione elvetica che abbiamo avuto modo di esaminare in altre pagine dell’Antologia
Tra il IV e il VI secolo “le migrazioni barbariche posero fine alla dominazione romana in territorio svizzero: a partire dal V sec. i Burgundi si insediarono nella parte occidentale dell’attuale Svizzera, gli Alemanni nell’area germanofona e i Longobardi in quella meridionale. Questi popoli avevano leggi, dette leges barbarorum o leggi germaniche, che influenzarono il diritto pubblico e privato della Confederazione fino all’epoca moderna.” (Dizionario storico della Svizzera)
De la condition des enfants nés hors mariage en Europe et spécialement en France, dans l’antiquité, au moyen âge et des nos jours: i Germani – terza parte
La legge salica stabiliva che, sposando un servo reale o scudiero, una donna nata libera perdeva la sua libertà; che un franco, sposando una serva sarebbe diventato un servo come lei. Inoltre imponeva una sanzione pecuniaria per tutti i reati contro la morale pubblica e tutti gli atti contrari alla modestia. Infine dichiarava infami tutti coloro che contraevano unioni criminali ed escludeva dall’eredità dei genitori i figli nati da tali unioni.
Agli occhi dei germanici, la parentela, a meno che non fosse troppo stretta, non costituiva un impedimento al matrimonio. Pertanto, il signor Pardessus crede che sia stata sotto l’influenza della idee romane e canoniche che una disposizione contro le unioni tra persone imparentate, venne inserita nella legge salica. I figli nati da queste unioni ritenute incestuose, venivano dichiarati interdetti di ereditare.
A detta dello stesso autore, non esistono documenti che ci permettano di sapere se un padre potesse, con un atto di volontà testamentaria, rendere i suoi figli naturali idonei all’eredità. La formula 47 dell’Appendice del signor Marculfe potrebbe, forse, far luce su questo punto. Essa afferma che l’affrancamento concesso da un uomo alla figlia avuta con la sua schiava non era sufficiente a renderla idonea ad ereditare i beni paterni, ma che era necessario un ulteriore atto speciale della volontà paterna per conferire a questa figlia il diritto ad ereditare.
In sintesi presso i popoli germanici, i figli illegittimi erano maltrattati, anziché seguire sempre la posizione sociale della madre, erano costretti ad assumere quella del genitore con lo status più basso. Non erano considerati parte della famiglia, non ereditavano dai genitori e, alla morte di questi ultimi, i loro beni passavano al re.
La legittimazione veniva praticata tra i popoli germanici? La legittimazione propriamente detta, no., ma impiegavano vari mezzi per porre il figlio naturale sotto la tutela del padre e assicurargli un posto nel focolare domestico. In realtà si trattava più di un’adozione o di un riconoscimento che di una legittimazione. Cerimonie simboliche, dice il signor Kœnigswater, accompagnavano questo atto: il padre prendeva il bambino che voleva riconoscere sulle sue ginocchia oppure lo poneva sotto il suo mantello oppure calzava con lui la stessa scarpa.
Nel corso del tempo, grazie al cristianesimo e al diritto romano, lo status dei figli nati fuori dal matrimonio, cambiò gradualmente. Ad esempio, la formula 52 dell’Appendice di Marculfe ci informa che, in assenza di discendenti legittimi, un padre era autorizzato a lasciare l’intero patrimoni ai figli illegittimi.
Un capitolare proibiva ai figli nati da incesto, di ereditare dai genitori e dichiarava il padre e la madre infami.
Risulta da varie formule che era lecito per chi accoglieva un bambino abbandonato renderlo, a sua discrezione, servo o uomo libero. Il signor Pardessus non dubita che, sebbene l’origine di questa disposizione fosse romana, essa non fosse applicabile sia al caso in cui un franco accoglieva un romano, sia quello che viveva sotto la legge romana accoglieva un ripuario o un salico.
Come gli imperatori di Costantinopoli, i principi franchi, sollecitati dal clero, cominciarono ad abolire il concubinato, che ancora esisteva come istituto giuridico nelle province già sotto il dominio romano. Dichiararono che il figlio della concubina non avrebbe avuto il diritto alla successione del padre. “Non omnis mulier viro juncta uxor est viri, neque omins filius hæres est patris; itaque aliudi est uxor, aliud concubina”.
Fu certamente per istigazione dei vescovi e non per loro proprie convinzioni, che queste iniziative contro il concubinato furono adottate dai principi franchi. La prova si trova nelle loro azioni, che sono in formale contraddizione con i loro stessi decreti.
Gregorio di Tours , infatti, ci racconta che re Clotario, mentre sua moglie Ingonda era ancora in vita, e senza averla ripudiata, ne sposò la sorella, Aregonda. Suo figlio Cariberto proseguì nel suo solco: pur essendo sposato con Ingoberghe, prese Markovefa come amante. Poi, dopo aver ripudiato Ingoberghe, prese in moglie, al suo posto, Meroflede, sorella della sua amante. “Ben presto, afferma il signor Agostino Thierry, constatando che una sola moglie legittima non gli bastava, Cariberto diede solennemente il titolo di moglie e regina ad una ragazza di nome Theodehilde. Pochi anni dopo Meroflede morì e il re si affrettò a sposare sua sorella Markovefa”.
