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In occasione della Festa nazionale svizzera del 1° agosto ad Avenches, il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), ha dedicato il proprio discorso al significato della neutralità svizzera e alla capacità del Paese di adattarsi ai cambiamenti senza rinunciare alla propria identità.

Partendo dalla storia di Avenches, l’antica Aventicum, Cassis ha sviluppato una riflessione sulla continuità della Svizzera nel tempo. Secondo il consigliere federale, il Paese è riuscito a mantenere la propria stabilità non perché sia rimasto immutato, ma perché ha saputo distinguere ciò che doveva essere adattato da ciò che meritava di essere preservato.

Nel suo intervento Cassis ha richiamato anche l’attuale situazione internazionale, caratterizzata da guerre, tensioni geopolitiche, catastrofi naturali e crescente instabilità. In questo contesto ha ricordato alcune libertà considerate parte della vita quotidiana in Svizzera, tra cui il diritto di voto, la libertà di espressione e di religione e la possibilità di criticare le istituzioni.

Al centro del discorso è stata soprattutto la neutralità.

«La nostra neutralità non è un museo. Non è una reliquia. È uno strumento», ha affermato Cassis.

Secondo il capo del DFAE, la neutralità serve alla Svizzera per difendere la propria indipendenza e per mantenere un ruolo nelle attività di dialogo e mediazione internazionale. Nel discorso sono stati citati, tra gli altri, Ginevra, Vienna e il Bürgenstock come luoghi nei quali la Svizzera ha svolto o continua a svolgere attività diplomatiche.

Cassis ha sottolineato che, nella sua concezione, la neutralità non dovrebbe allontanare la Svizzera dal resto del mondo, ma consentirle di mettere a disposizione luoghi di incontro, creare spazi di dialogo, ascoltare le parti e contribuire alla ricerca di soluzioni nei conflitti.

L’iniziativa sulla neutralità

Il discorso ha richiamato direttamente anche l’iniziativa popolare federale «Salvaguardia della neutralità svizzera», sulla quale la popolazione sarà chiamata a pronunciarsi il 27 settembre 2026.

L’iniziativa propone di inserire nella Costituzione federale una disciplina più dettagliata della neutralità svizzera. Il testo prevede, tra l’altro, che la Svizzera mantenga una neutralità permanente e armata e che non aderisca ad alleanze militari o di difesa.

La cooperazione con tali alleanze sarebbe ammessa qualora la Svizzera fosse oggetto di un attacco militare diretto o se un simile attacco fosse in preparazione.

L’iniziativa prevede inoltre che la Svizzera non partecipi a conflitti militari tra Stati terzi e disciplina anche il ricorso alle sanzioni. Secondo il testo, la Confederazione non dovrebbe adottare autonomamente misure coercitive non militari contro Stati belligeranti, fatte salve le sanzioni decise dalle Nazioni Unite e le misure necessarie a impedirne l’elusione.

Il testo attribuisce inoltre alla Confederazione il compito di utilizzare la propria neutralità per mettere a disposizione buoni uffici e contribuire alla prevenzione e alla soluzione dei conflitti.

Nel discorso di Avenches, Cassis ha posto la questione nei termini della differenza tra una neutralità «più forte» e una neutralità «più rigida».

Secondo il consigliere federale, la neutralità non costituisce un fine in sé, ma uno strumento al servizio della libertà, della sicurezza e della prosperità della Svizzera. Cassis ha inoltre affermato che la Costituzione dovrebbe indicare principi e orientamenti generali, lasciando alle istituzioni un margine sufficiente per affrontare situazioni future non prevedibili.

La posizione del Consiglio federale e del Parlamento

Consiglio federale e Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa.

Secondo le spiegazioni ufficiali della Confederazione, diversi elementi richiesti dall’iniziativa corrispondono già alla prassi svizzera: la Confederazione è permanentemente neutrale, non fa parte di alleanze militari, non partecipa a guerre tra Stati e applica le sanzioni obbligatorie decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo Consiglio federale e Parlamento, gli aspetti dell’iniziativa che si discostano maggiormente dalla prassi attuale riguardano in particolare la politica di sicurezza e quella delle sanzioni.

Le autorità federali ritengono che l’introduzione nella Costituzione di disposizioni più vincolanti potrebbe ridurre il margine di manovra della Svizzera nella cooperazione internazionale in materia di sicurezza e nella possibilità di adottare autonomamente sanzioni.

I promotori dell’iniziativa sostengono invece che una definizione costituzionale più precisa sia necessaria per tutelare durevolmente la neutralità e impedire che essa venga modificata attraverso decisioni politiche contingenti.

Neutralità e buoni uffici

Nel proprio intervento Cassis ha dedicato particolare attenzione anche al ruolo internazionale della Svizzera.

Secondo il capo del DFAE, il Paese può offrire luoghi di incontro, favorire il dialogo e mettere a disposizione i propri buoni uffici quando le parti in conflitto non riescono più a comunicare direttamente.

Nella politica estera svizzera viene tradizionalmente operata una distinzione tra il diritto della neutralità, disciplinato dal diritto internazionale, e la politica di neutralità, attraverso la quale la Confederazione stabilisce le modalità concrete con cui intende preservare la credibilità e l’efficacia della propria posizione.

Il tema del margine di adattamento della politica di neutralità costituisce quindi uno degli elementi del confronto politico in vista della votazione del 27 settembre.

«Cambiare quando è necessario e preservare ciò che conta»

Nella parte conclusiva del discorso Cassis è tornato alla storia di Aventicum.

L’antica capitale degli Elvezi, ha ricordato, rappresenta oggi una testimonianza di una civiltà e di istituzioni che nel frattempo sono scomparse. Da questo confronto il consigliere federale ha tratto una riflessione sulla capacità della Svizzera di durare nel tempo.

Secondo Cassis, la continuità di un Paese dipende dalle persone che lo costruiscono e dalla loro capacità di osservare il mondo per quello che è, modificare ciò che deve essere cambiato e preservare ciò che ritengono essenziale.

Il messaggio conclusivo del suo intervento è stato quindi rivolto al futuro: la «buona vecchia epoca», ha affermato Cassis, potrebbe non appartenere necessariamente al passato, ma dipendere anche da ciò che gli svizzeri saranno capaci di costruire insieme negli anni a venire.

Fonte: Dipartimento federale degli affari esteri

Foto: @svizzeri.ch