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La nuova proposta dell’Antologia è un’incursione nel romanzo della scrittrice di origine svizzera M.me de Staël, Corinne ou l’Italie, edizioni Garnier, Paris, di cui riportiamo dei brani che mostrano il punto di vista di una letterata e dei suoi contemporanei europei sull’Italia dei primi dell’800 poiché il libro è stato pubblicato nel 1807 e la sua introduzione presente nell’edizione della Garnier di Parigi, dalla scrittrice Madame Anne-Louise Germaine Necker che sottolinea la bravura dell’autrice e la modernità del personaggio di Corinna.

Corinne ou l’Italie – La letteratura italiana – 1 parte

Lord Nelvil desiderava con forza che il signor Edgermond potesse godere della compagnia di Corinne che valeva ampiamente i suoi versi improvvisati. Il giorno seguente la stessa compagnia si riunì a casa sua e, per incoraggiarla a parlare, egli orientò la conversazione verso la letteratura italiana, stimolando la sua naturale vivacità affermando che l’Inghilterra possedeva un numero maggiore di veri poeti, e poeti superiori per energia e sensibilità, a tutti quelli di cui l’Italia poteva vantarsi.

“Innanzitutto”, rispose Corinne, “la maggior parte degli stranieri conosce solo i nostri poeti più illustri: Dante, Petrarca, Ariosto, Guarini, Tasso e Metastasio, mentre noi ne abbimo molti altri come Chiabrera, Guidi, Filicaja, Parini e così via, per non parlare di Sannazzaro, Poliziano e altri che hanno scritto in latino con genio, e tutti costoro fondono colore e armonia nei loro versi; tutti sanno, con diversi gradi di talento, come portare le meraviglie delle belle arti e della natura nei quadri descritti dalle parole. Senza dubbio ai nostri poeti manca quella profonda malinconia, quella comprensione del cuore umano che caratterizza la vostra poesia; ma questo tipo di superiorità non appartiene forse più agli scrittori filosofici che ai poeti? La brillante melodia dell’italiano si addice meglio allo sfavillio degli oggetti esteriori che alla meditazione. La nostra lingua si addice meglio a dipingere il furore che la tristezza perché i sentimenti riflessivi esigono espressioni più metafisiche, mentre il desiderio della vendetta stimola l’immaginazione e volge il dolore verso l’esterno. Casarotti, ha realizzato la più raffinata ed elegante traduzione di Ossian ma sembra, leggendola che le parole stesse possiedano un’aria festosa che contrasta con le idee cupe che evocano. Siamo incantati dalle nostre dolci parole, da ruisseau limpide, da campagne riante, da ombrage frais come dal mormorio delle acque e dalla varietà dei colori; cosa chiedete di più alla poesia? Perché chiedere all’usignolo cosa significhi il suo canto? Può solo spiegarlo ricominciando a cantare; noi possiamo comprenderlo solo abbandonandoci all’impressione che crea. Il metro dei versi, le rime armoniose, queste rapide desinenze composte da due brevi sillabe, i cui suoni scivolano davvero, come indica il loro nome (Sdruccioli), a volte imitano i passi leggeri della danza, a volte toni più profondi richiamano il suono della tempesta o il clamore delle armi, infine la nostra poesia è una meraviglia dell’immaginazione, in essa bisognerebbe ricercare solo i piaceri in tute le loro forme.

“Senza dubbio”, continuò Lord Nelvil, “spiegate, nel miglior modo possibile, sia le bellezze che i difetti della vostra poesia; ma quando questi difetti, senza le bellezze, si trovano nella prose, come li difendereste? Ciò che nella poesia non che del vago, nella prosa diventa vuoto, e quella moltitudine di idee comuni che i vostri poeti sanno abbellire con la loro melodia e le loro immagini riappare freddamente nella prosa, con una vivacità stancante. La maggior parte dei vostri prosatori contemporanei ha un linguaggio così declamatorio, così diffuso, così ricco di superlativi che si potrebbe dire che scrivono tutti su commissione, con frasi fatte e di natura convenzionali, sembrano non sospettare che la scrittura sia esprimere il proprio carattere, il proprio pensiero. Lo stile letterario è per loro un tessuto artificiale, un mosaico applicato, in breve, un qualcosa di estraneo alla loro anima, che viene realizzato con la penna, come un lavoro meccanico con le dita. Essi possiedono al massimo grado il segreto di sviluppare, ordinare, gonfiare un’idea, di far montare un sentimento, se così si può dire, al punto che si sarebbe tentati di dire a questi scrittori, come quella donna africana ad una signora francese che portava un gran cesto sotto un lungo abito: Signora, tutto questo siete voi? In effetti dov’è l’essere reale in tutti questi termini pomposi che una vera espressione farebbe scomparire come un inutile orpello?”

“Dimenticate” interruppe bruscamente Corinne, “Machiavelli e Boccaccio, poi Gravina, Filangier e, ancora ai nostri giorni, Cesarotti, Verri, Bettinelli e tanti altri che sano scrivere e pensare. Ma convengo con voi che negli ultimi secoli, a causa di circostanze sfortunate che hanno privato l’Italia della sua indipendenza, si perso l’interesse per la verità e, spesso, anche la possibilità di esprimerla. Ciò ha portata all’abitudine di compiacersi delle parole senza osare avvicinarsi alle idee. Poiché si era certi, attraverso i propri scritti, di non poter aver nessuna influenza sulla cose, si scriveva solo per ostentare arguzia, che è il modo più sicuro per mostrare di non avere neanche lo spirito, perché è dirigendo i propri sforzi verso un obiettivo nobilmente utile che si incontrano più idee. Quando gli scrittori in prosa non possono influire in alcun modo sul benessere della nazione, quando si scrive solo per brillare, quando il viaggio stesso à la meta, ci si ripiega in mille deviazioni e non si fa alcun progresso. É vero che gli italiani temono le nuove idee, ma è per pigrizia che le temono, non per servilismo letterario. Il loro carattere, la loro allegria, la loro immaginazione possiedono una grande originalità, eppure, poiché non si curano più di riflettere, le loro idee generali sono banali, persino la loro eloquenza, così vivace quando parlano, manca di naturalezza quando scrivono; si potrebbe dire che si raffreddano mentre lavorano, inoltre, la gente del Mezzogiorno è ostacolata dalla prosa e non esprimono i loro sentimenti in versi.”

fine prima parte