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La formazione professionale superiore si conferma un forte motore di mobilità professionale in Svizzera. Secondo i nuovi risultati dell’indagine realizzata dall’Ufficio federale di statistica, tra le persone che hanno conseguito un titolo della formazione professionale superiore nel 2020, nei quattro anni successivi all’esame il 58% ha cambiato impresa o ha avviato un’attività indipendente, mentre il 20% ha assunto una nuova posizione all’interno della stessa impresa.

Il dato è significativo: complessivamente, quasi quattro persone diplomate su cinque hanno conosciuto un cambiamento professionale dopo il conseguimento del titolo. La formazione professionale superiore non appare quindi soltanto come un percorso di specializzazione, ma come uno strumento concreto di evoluzione di carriera, capace di aprire nuove opportunità dentro e fuori l’azienda di appartenenza.

In Svizzera, la formazione professionale superiore fa parte del livello terziario e comprende principalmente due grandi percorsi: da un lato gli esami federali, che portano all’attestato professionale federale o al diploma federale; dall’altro le scuole specializzate superiori, che rilasciano diplomi riconosciuti dalla Confederazione. Si tratta di una componente centrale del sistema formativo svizzero, fortemente collegata al mercato del lavoro e pensata per valorizzare competenze professionali avanzate.

I dati dell’UST mostrano differenze interessanti tra i diversi tipi di titolo. Nei quattro anni successivi all’esame, circa la metà delle persone titolari di un attestato professionale federale ha cambiato impresa o ha iniziato un’attività indipendente. La quota è pari al 52%. Tra le persone titolari di un diploma federale, la percentuale è leggermente inferiore, pari al 47%. In entrambi i gruppi, poco meno di un quarto ha invece cambiato funzione restando nella stessa impresa, con una quota del 22%.

La mobilità esterna è ancora più marcata tra le persone diplomate di una scuola specializzata superiore. In questo gruppo, il 70% ha cambiato impresa o ha avviato un’attività indipendente nei quattro anni successivi al titolo, mentre il 17% ha assunto una nuova posizione all’interno della stessa organizzazione. Questo dato può riflettere il ruolo particolare delle scuole specializzate superiori, spesso orientate a profili professionali molto richiesti e talvolta collegate a cambiamenti di settore o a nuove responsabilità operative.

Non tutti i cambiamenti professionali, tuttavia, hanno lo stesso significato. Una parte della mobilità coincide con un avanzamento gerarchico, e qui emerge un elemento importante: la promozione è più frequente quando il cambiamento avviene all’interno della stessa impresa. Dopo un passaggio interno, il 34% delle persone diplomate SSS, il 31% delle persone titolari di attestato professionale federale e il 34% delle persone titolari di diploma federale ricoprono una posizione gerarchicamente più elevata.

Al contrario, l’avanzamento gerarchico è meno frequente tra coloro che cambiano datore di lavoro. In questo caso, la promozione riguarda il 16% delle persone diplomate SSS, il 15% delle persone titolari di attestato professionale federale e il 20% di quelle titolari di diploma federale. Il dato suggerisce che la mobilità interna può essere più direttamente collegata a una progressione di carriera, mentre il cambio di impresa può rispondere anche ad altri obiettivi: migliori condizioni di lavoro, nuovo orientamento professionale, salario più adeguato, equilibrio vita-lavoro o avvio di un’attività indipendente.

Proprio il tema della soddisfazione professionale rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’indagine. Secondo l’UST, le persone diplomate che hanno cambiato lavoro tra uno e quattro anni dopo il conseguimento del titolo registrano un aumento della soddisfazione in diversi ambiti della vita professionale. Prima del cambiamento, il loro livello di soddisfazione era in genere inferiore rispetto a quello di chi non aveva cambiato lavoro. Dopo la mobilità, invece, il miglioramento è evidente.

L’aumento più marcato riguarda le persone che hanno cambiato impresa. In questo gruppo, la soddisfazione per il salario cresce di 17 punti percentuali, quella relativa al carico di lavoro di 11 punti percentuali e quella per l’equilibrio tra vita professionale e vita privata di 11 punti percentuali. La mobilità esterna sembra quindi avere un effetto particolarmente positivo non solo sul piano economico, ma anche sulla percezione complessiva della qualità del lavoro.

Questi risultati si inseriscono in un contesto in cui la Svizzera sta cercando di rafforzare ulteriormente la formazione professionale superiore. La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione ricorda che ogni anno circa 17.500 persone sostengono e superano un esame federale, mentre circa 8.500 completano con successo un ciclo di formazione presso una scuola specializzata superiore. Numeri che confermano il peso di questo settore nella formazione continua e nello sviluppo delle competenze qualificate.

La formazione professionale superiore è particolarmente importante perché offre una via di crescita diversa da quella universitaria, ma ugualmente collocata nel livello terziario. È pensata per persone già inserite nel mondo del lavoro o orientate verso profili professionali avanzati, con un forte legame con le esigenze delle imprese, dei settori produttivi e dei servizi. In molti casi, rappresenta uno strumento per assumere funzioni di responsabilità, specializzarsi ulteriormente o riorientare la propria carriera.

Non a caso, la Confederazione ha avviato un pacchetto di misure per rafforzare la formazione professionale superiore, con l’obiettivo di migliorarne visibilità, notorietà e reputazione. Il tema è rilevante anche per la concorrenza con altri percorsi del livello terziario, come le scuole universitarie professionali e le università. Rendere più riconoscibili i titoli e valorizzarne il peso nel mercato del lavoro è considerato un passo importante per sostenere l’attrattiva del sistema.

I nuovi risultati dell’UST offrono quindi una conferma concreta: il titolo della formazione professionale superiore non resta sulla carta, ma produce effetti misurabili sui percorsi professionali. Chi conclude questi percorsi tende spesso a muoversi, a cambiare ruolo, a cercare nuove opportunità o a migliorare la propria posizione. La mobilità che ne deriva non è necessariamente instabilità, ma può rappresentare una forma di crescita e di valorizzazione delle competenze acquisite.

Il fatto che molte persone cambino lavoro dopo il titolo indica anche che il mercato riconosce il valore di queste qualifiche. Le imprese possono utilizzare la formazione professionale superiore come strumento di sviluppo interno, promuovendo collaboratori già presenti in azienda. Allo stesso tempo, altri datori di lavoro possono attrarre profili qualificati, favorendo una circolazione delle competenze utile all’intero sistema economico.

Resta però una sfida: evitare che la mobilità esterna si traduca, per le aziende formatrici o per i datori di lavoro che hanno sostenuto i percorsi, in una perdita di capitale umano. Per questo, i dati sulla maggiore frequenza delle promozioni interne sono particolarmente interessanti. Offrire percorsi di crescita all’interno dell’impresa può rappresentare una strategia efficace per trattenere personale qualificato e valorizzare gli investimenti in formazione.

Nel complesso, l’indagine dell’UST conferma il ruolo dinamico della formazione professionale superiore nel mercato del lavoro svizzero. I titoli APF, DF e SSS non solo accrescono le competenze individuali, ma favoriscono mobilità, avanzamento e maggiore soddisfazione professionale. In un’economia che ha bisogno di personale qualificato, adattabile e capace di assumere responsabilità, questo segmento della formazione terziaria rappresenta una risorsa strategica per la competitività del Paese.

Fonte: Ufficio federale di statistica