Cattedrale di Losanna
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Con la rubrica Antologia andiamo ad incontrare un’autrice naturalizzata svizzera e attiva nella seconda metà del settecento: Isabelle de Charrière, nata Isabella Agneta Elisabeth van Tuyll van Serooskerken, detta anche Bella di Zuylen. Isabelle de Charriére (Zuilen, Utrecht, Olanda 20 ottobre 1740 – Colombier, Milvignes, Canton Neuchâtel 27 dicembre 1805) originaria di una famiglia della nobiltà olandese, dotata di un intelletto vivace, parlava numerose lingue, si interessava sia alle scienze matematiche che ai classici; a 20 anni pubblicò, in francese, il suo primo romanzo, Il Nobile: una satira sui pregiudizi dell’aristocrazia sua contemporanea. A 30 anni si sposò con Charles-Emmanuel de Charrière de Penthaz (1735–1808), originario del Canton Vaud e precettore di suo fratello, e nello stesso periodo iniziò a cimentarsi in diversi generi letterari: pièces teatrali, romanzi epistolari, scritti politici e pamphlet, biografie femminili, opere musicali (sei minuetti per quartetto d’archi, nove sonate per pianoforte e dieci arie e romanze, raccolte nel decimo volume delle sue Œuvres complètes) e libretti. Tra i suoi romanzi epistolari che a volte firmava come Belle de Zuylen o Zélide, ricordiamo Lettere da Neuchâtel del 1784, Lettere di Mistriss Henley del 1784, Letteres écrites de Lausanne del 1785 e Caliste del 1787.
Riportiamo la prima delle Lettere da Losanna, caratterizzate da un umorismo pungente attraverso cui l’autrice critica e commenta la società contemporanea.

Lettere da Losanna

Alla SIGNORA MARCHESA DI S.

Signora,
Se, in luogo di un misto di passione e ragione, di debolezza e virtù, come si trova di solito nella società, queste lettere rappresentassero che delle pure virtù come quelle che si vedono il voi, l’editore avrebbe osato adornarle con il vostro nome e rendervi un omaggio solenne.

Prima Lettera

Lì, 30 novembre 1784

Quanto avete torto a lamentarvi! Un genero di mediocre valore, ma che vostra figlia ha sposato senza riluttanza: un matrimonio che voi stessa considerate vantaggioso, ma sul quale siete stata consultata a malapena! Che importanza ha? Che vi importa? Vostro marito, i suoi genitori e le convenienze economiche hanno deciso tutto. Tanto meglio. Se vostra figlia è felice, sarete forse meno sensibile alla sua felicità? Se è infelice, non sarà forse un dolore in meno rispetto a quello di non averle deciso il destino? Come siete romantica! Vostro genero è mediocre; ma vostra figlia ha forse un carattere o uno spirito così distinto? La allontanano da voi; provavate davvero tanto piacere nell’averla accanto? Vivrà a Parigi, è forse dispiaciuta di viverci? Nonostante le vostre declamazioni sui pericoli, sulle seduzioni, sulle illusioni, sul prestigio, sulla follia, ecc., sareste forse dispiaciuta di viverci voi stessa? Siete ancora bella, sarete sempre amabile; mi sbaglio di grosso, oppure accettereste di buon grado di farvi carico delle catene di Corte, se vi fossero offerte. Credo che vi verranno offerte. In occasione di questo matrimonio si parlerà di voi, e si capirà quanto ci sarebbe da guadagnare per la principessa che assumesse al suo servizio una donna del vostro merito, saggia senza essere puritana, al tempo stesso sincera e cortese, modesta sebbene ricca di talenti.

Ma vediamo se ciò è proprio vero. Ho sempre ritenuto che questo tipo di merito esiste solo sulla carta, dove le parole non si scontrano mai, per quanto contraddittorie possano essere tra loro.

Saggia e per nulla pudica! È certo che non siete pudica: vi ho sempre vista molto saggia; ma vi ho mai vista davvero? Mi avete raccontato la storia di ogni singolo istante della vostra vita? Una donna perfettamente saggia sarebbe pudica; almeno così credo. Ma lasciamo stare questo. Sincera e educata! Non siete sincera quanto potreste esserlo, perché siete educata; né perfettamente educata, perché siete sincera e siete entrambe le cose allo stesso tempo solo perché siete mediocremente entrambe.

Basta così; non è di voi che sto parlando: avevo solo bisogno di sfogarmi su questo argomento. I tutori di mia figlia a volte mi tormentano riguardo alla sua educazione; mi dicono e mi scrivono che una ragazza deve acquisire le conoscenze che piacciono nel mondo, senza preoccuparsi di piacervi. E dove accidenti troverà la pazienza e l’impegno per le sue lezioni di clavicembalo se il successo le è indifferente? Si vuole che sia allo stesso tempo schietta e riservata. Che cosa significa? Si vuole che tema il biasimo senza desiderare la lode? Si applaude tutta la mia tenerezza per lei; ma si vorrebbe che fossi meno assiduamente impegnata ad evitarle i dolori e a procurarle dei piaceri.

Ecco come, con parole che si lasciano mettere una accanto all’altra, si creano caratteri, leggi, educazioni e felicità domestiche impossibili. Con questo si tormentano le donne, le madri, le ragazze, tutti gli idioti che si lasciano moralizzare.

Torniamo a voi, che siete sincera e cortese quanto occorre; a voi, che siete affascinante; a voi, che amo teneramente. Il marchese di *** mi ha detto l’altro giorno che era quasi certo che vi avrebbero strappata dalla vostra provincia. Ebbene! Lasciatevi collocare a Corte, senza lamentarvi di ciò che la vostra famiglia vi impone. Lasciatevi guidare dalle circostanze e ritenetevi felice che ci siano circostanze che vi guidano, genitori che vi impongono qualcosa, un padre che dà in sposa la propria figlia, una figlia poco sensibile e poco riflessiva che si lascia dare in sposa.

Come vorrei essere al vostro posto! Quanto, vedendo la vostra sorte, sono tentata di biasimare lo zelo religioso di mio nonno! Se, come suo fratello, avesse acconsentito ad andare a messa, non so se se la passerebbe altrettanto bene nell’aldilà; ma a me sembra che me la passerei meglio in questo mondo. La mia romantica cugina si lamenta; mi sembra che al suo posto io non mi lamenterei. Oggi mi lamento; a volte mi sento davvero degna di pietà.

La mia povera Cécile, che ne sarà di lei? Ha compiuto diciassette anni la scorsa primavera. Abbiamo dovuto portarla in società per mostrarle il mondo, per farla conoscere ai giovani che potrebbero interessarsi a lei… Pensare a lei! Che espressione ridicola in questa occasione! Chi penserebbe a una ragazza la cui madre è ancora giovane e che, dopo la morte di quest’ultima, potrà ereditare ventiseimila franchi di questo paese! Sono circa trentottomila lire francesi.
Abbiamo, mia figlia ed io, una rendita di millecinquecento franchi francesi. Capite bene che, se la si sposerà, non sarà per averci riflettuto, ma per averla vista. Bisogna quindi metterla in mostra: bisogna anche intrattenerla, lasciarla ballare. Non bisogna però mostrarla troppo, per paura che gli occhi si stanchino; né intrattenerla troppo, per paura che non possa più farne a meno, per paura anche che i suoi tutori mi rimproverino, per paura che le madri delle altre dicano: «È davvero inopportuno! È così poco ricca!» Quanto tempo perso a vestirsi, senza contare il tempo che si passa in società; e poi questi ornamenti, per quanto modesti siano, hanno comunque un costo: le garze, i nastri, ecc., perché nulla è così preciso, così lungo, così minuzioso come la critica delle donne. Non bisogna nemmeno lasciarla ballare troppo; il ballo la fa sudare e non le si addice: i suoi capelli, acconciati in modo mediocre da lei e da me, quando si scompigliano le conferiscono un’aria di rudezza; arrossisce troppo e il giorno dopo ha mal di testa o un’emorragia dal naso; ma ama la danza con passione: è abbastanza alta, ben fatta, agile, ha un orecchio perfetto; impedirle di ballare sarebbe come impedire a un cervo di correre.

Vi ho appena descritto com’è mia figlia per quanto riguarda la statura; ora vi dirò com’è per il resto. Immaginate una bella fronte, un bel naso, occhi neri un po’ infossati o piuttosto nascosti, non molto grandi, ma luminosi e dolci; labbra un po’ carnose e molto rubiconde, denti sani, una bella pelle da bruna, un colorito molto vivace, un collo che si ingrossa nonostante tutte le cure che mi prendo, una gola che sarebbe bella se fosse più bianca, piedi e mani incantevoli; ecco Cécile. Se conosceste la signora R ***, o le belle contadine del Paese di Vaud, potrei darti un’idea più precisa. Volete sapere cosa trasmette nel complesso questo volto? Vi dirò che è salute, bontà, allegria, predisposizione all’amore e all’amicizia, semplicità di cuore e rettitudine d’animo, e non estrema eleganza, delicatezza, raffinatezza, nobiltà. Mia figlia è una ragazza bella e buona.
Addio, mi chiederete mille cose su di lei e perché ho detto «povera Cécile»! Che ne sarà di lei? Ebbene, chiedete pure! Ho bisogno di parlarne e qui non ho nessuno con cui poterlo fare.