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Come tradizione la Presidente o il Presidente della Svizzera si rivolge alle concittadine ed ai concittadini residenti nel Paese in occasione della Festa nazionale del Primo agosto. Quest’anno il Presidente Parmelin ha scelto di tenere il suo discorso da una fabbrica di bandiere a Neudorf, nel Canton Lucerna (LU), paragonando la creazione della bandiera della Confederazione, con la sua caratteristica croce al suo interno, alla coesione nazionale ed alle caratteristiche fondanti della Svizzera. La videoregistrazione dell’allocuzione è, come di consueto, disponibile sul sito del Consiglio federale.

Care concittadine, cari concittadini,

festeggiare il 1° agosto in una fabbrica di bandiere significa festeggiare la Svizzera in una cornice degna di questa occasione. È proprio qui che, prima ancora di diventare il nostro simbolo che ondeggia nel vento, la bandiera svizzera prende forma da un tessuto grezzo, da diversi pezzi di stoffa cuciti tra loro, assemblati e sistemati con cura.

Deve infatti essere rigorosamente quadrata, con proporzioni perfettamente equivalenti e con i bracci della croce, tutti uguali, ma più lunghi di un sesto rispetto alla loro larghezza. La fabbrica in cui mi trovo presta la massima attenzione a tutti i dettagli. I suoi collaboratori sono sempre all’opera, mettono in pratica il loro savoir-faire e dimostrano, grazie al lavoro delle loro mani, che anche gli emblemi più astratti hanno una base concreta.

Sono pochi i Paesi che possono vantare un simbolo così caratteristico come la nostra bandiera. La sua apparente semplicità cela infatti valori inestimabili, quali la libertà, la neutralità, la democrazia e la volontà di rimanere uniti al di là delle differenze.

In occasione della festa nazionale, vorrei condividere con voi tre considerazioni di cui sono fermamente convinto.

La prima è che, proprio come la realizzazione della sua bandiera ha inizio su un banco da lavoro, anche la coesione della Svizzera parte dal basso. Le fondamenta del nostro Paese si trovano infatti non solo nei Comuni e nei Cantoni, ma anche negli atelier, nelle fattorie, nelle imprese, nelle scuole e nelle associazioni. Tutto ciò si concretizza nella solidarietà, intesa nel suo senso più ampio, ovvero nell’adempimento fedele dei nostri compiti, nel rispetto della parola data e nella trasmissione del sapere, e si traduce quindi in un obiettivo che va ben oltre la singola persona.

La seconda è che non può esserci libertà senza responsabilità. La bandiera svizzera non ci dispensa dalla fatica. Al contrario, ci invita a impegnarci. Nella vita sono pochi i destini che si realizzano grazie al caso o per l’effetto delle circostanze. La maggior parte dei nostri risultati, sia nel settore privato che in quello pubblico, derivano infatti dal lavoro, da una situazione di sicurezza, da basi finanziarie solide, da un’economia innovativa, da un’agricoltura capace di garantire il sostentamento e da percorsi formativi che offrono un futuro ai giovani. Nulla di tutto ciò avviene per caso.

Io credo in questa Svizzera: quella che non cede alla via più semplice, che sa essere orgogliosa ma mai arrogante, generosa ma mai ingenua, innovativa senza mai rinnegare il proprio passato, e propositiva senza mai temere di rimettersi in discussione. Credo in una Svizzera che non vuole chiudersi al mondo ma che non rinuncia alla propria libertà di giudizio.

La terza è che le nostre istituzioni, valori e tradizioni non sono né reperti museali né suppellettili decorative: dobbiamo prendercene cura proprio come facciamo con la nostra bandiera, che può così continuare a sventolare soprattutto quando, come in questo periodo, tira aria di tempesta. La democrazia diretta, il federalismo, la neutralità, il rispetto delle minoranze, il compromesso e la passione per il lavoro fatto bene, non stanno insieme per magia. Serve una base solida, quella che numerose generazioni prima di noi hanno eretto, curato, difeso e tramandato.

In un mondo travagliato, la nostra bandiera non deve diventare un simbolo di chiusura, ma un simbolo di fiducia: fiducia nel nostro Paese, fiducia nelle nostre istituzioni, fiducia nella nostra capacità di rimanere liberi. È questo il miglior messaggio.

Signore e Signori,

è così che la Svizzera ha preso forma, un passo dopo l’altro: sui suoi sentieri, nelle sue valli, attorno ai tavoli, là dove donne e uomini provenienti da orizzonti diversi hanno deciso che uniti sarebbero stati più forti che da soli.

Questa idea assume, qui, in questa fabbrica, un significato particolare. Perché il nostro Paese, proprio come la sua bandiera, resiste grazie all’intreccio di singoli fili, diversi, ma tessuti in una trama fitta che non deve mai sfilacciarsi.

A nome del Consiglio federale auguro a tutte le cittadine, a tutti i cittadini svizzeri, a tutti coloro che hanno scelto consapevolmente il nostro paese e a tutte le persone che lo amano, una festa nazionale all’insegna dell’unità e della gioia.

Fonte: admin.ch