La proposta dell’Antologia è un viaggio nel romanzo della scrittrice di origine svizzera M.me de Staël, Corinne ou l’Italie, edizioni Garnier, Paris, di cui riportiamo dei brani che mostrano il punto di vista di una letterata e dei suoi contemporanei europei sull’Italia dei primi dell’800 poiché il libro è stato pubblicato nel 1807 e la sua introduzione presente nell’edizione della Garnier di Parigi, dalla scrittrice Madame Anne-Louise Germaine Necker che sottolinea la bravura dell’autrice e la modernità del personaggio di Corinna.
Corinne ou l’Italie – La letteratura italiana – IV parte
Questo attacco del conte d’Erfeuil dispiacque molto agli italiani che lo stavano ascoltando ma, ciononostante, ne risero e il conte, nella conversazione preferiva di gran lunga ostentare arguzia che gentilezza. La sua naturale benevolenza influenzava le sue azioni, me il suo orgoglio influenzava le sue parole. Il principe di Castel Forte e tutti gli italiani presenti erano ansiosi di confutare il conte di Efreuil, ma poiché credevano che la loro causa fosse meglio difesa da Corinne più che chiunque altro e poiché il piacere di brillare nella conversazione non li toccava affatto, pregarono Corinne di replicare e si accontentarono solo di citare i nomi ben noti di Maffei, Metastasio, Goldoni, Alfieri e Monti. Corinne inizialmente convenne che gli italiani non avessero teatro, ma voleva dimostrare che la causa erano le circostanze, e non la mancanza di talento. La commedia che si basa sull’osservazione dei costumi, può esistere solo in paesi dove le persone vivono solitamente al centro di una società ampia e brillante, in Italia non esistono che passioni violente o pigri piaceri e le passioni violente producono crimini o vizi di una natura così forte da cancellare ogni sfumatura del carattere. Ma la commedia ideale, per così dire, quella che si basa sull’immaginazione e si adatta a tutti i tempi e a tutti i paesi, è stata inventata in Italia. I personaggi di Arlecchino, Brighella, Pantalone, ecc., si trovano in tutte le opere con lo stesso carattere. In ogni aspetto, hanno volti, non tratti; vale a dire, la loro fisionomia è quella di un certo tipo di persona e non di un individuo particolare. Senza dubbio gli autori moderni delle arlecchinate, trovandosi tutti i ruoli già assegnati, come i pezzi di una partita a scacchi, non hanno il merito di averli inventati ma questa prima invenzione si deve all’Italia; e questi personaggi fantastici, che un capo all’altro d’Europa divertono tutti i bambini e gli uomini che l’immaginazione rende bambini, devono essere considerati una creazione degli italiani, il che conferisce loro il diritto all’arte della commedia.
L’osservazione del cuore umano è una fonte inesauribile di letteratura; ma le nazioni più inclini alla poesia che alla riflessione tendono ad indulgere nell’ebbrezza della gioia piuttosto che nell’umorismo filosofico. C’è qualcosa di triste nel cuore delle battute basate sulla conoscenza delle persone: la vera allegria innocua appartiene solo all’immaginazione. Non è che gli italiani studino oziosamente le persone con cui hanno a che fare e ne scoprano i pensieri più segreti con più astuzia di chiunque altro, ma è come spirito di condotta che hanno questo talento e non sono abituati a farne un uso letterario. Forse non vorrebbero nemmeno pubblicizzare le loro intuizioni, pubblicare le loro osservazioni. Hanno nel loro carattere qualcosa di prudente e nascosto che forse consigli loro di non rivelare, attraverso le parole, ciò che serve a guidarli nelle loro particolari relazioni e di non rivelare, attraverso le finzioni dello spirito, ciò che può essere utile nelle circostanze delle vita, Machiavelli, comunque, lungi dal nascondere qualcosa, fece conoscere tutti i segreti di una politica criminale, ma una tale profondità non scaturisce dalla commedia e i piaceri della società propriamente detta possono solo apprendere a dipingere gli uomini sulla scena comica. Goldoni che visse a Venezia, la città italiana con la vita sociale infonde già nelle sue opere una sottigliezza di osservazione molto maggiore di quella che si trova comunemente in altri autori. Ciononostante, le sue commedie sono monotone, le stesse situazioni si ripetono perché c’è poca varietà nei personaggi. Le sue numerose opere sembrano modellate sulle opere di teatro in generale, e non sulla vita. Il vero carattere dell’allegria italiana non è la derisione, è l’immaginazione, non è il ritratto dei costumi, ma le esagerazioni poetiche. E’ l’Ariosto, e non Molière, che sa divertire l’Italia.
Gozzi rivale di Goldoni, possiede molta più originalità nelle sue composizioni, esse assomigliano molto meno alle commedie convenzionali. Ha scelto di abbandonarsi totalmente al genio italiano, di rappresentare le fiabe, di mescolare buffoneria e arlecchinate con le meraviglie della poesia, di non imitare in alcun modo la natura, ma di dare libero sfogo alle fantasie dell’allegria, così come alle chimere dell’incanto e di condurre la mente oltre i limiti di ciò che accade nel mondo. Ebbe un successo prodigioso, ai suoi tempi, e forse è l’autore comico il cui genere meglio si adatta all’immaginazione italiana. Ma per sapere con certezza cosa potrebbero essere la commedia e la tragedia in Italia, ci vorrebbero da qualche parte un teatro e degli attori. La moltitudine di piccoli paesi, tutti desiderosi di un proprio teatro, perde, disperdendosi, le poche risorse che si potrebbero raccogliere. La divisione degli Stati, così generalmente favorevole alla libertà e alla felicità, p dannosa per l’Italia. Avrebbe bisogno di un centro di luce e potenza per resistere ai pregiudizi che la stanno divorando. L’autorità dei governi reprime spesso, altrove, lo slancio individuale. Il Italia tale autorità sarebbe un bene se combattesse l’ignoranza dei singoli stati e degli uomini isolati gli uni dagli altri, se contrastasse la naturale indolenza del clima attraverso l’emulazione e, infine, se desse vita a questa intera nazione che si accontenta di un sogno.
Queste e molte altre idee furono sviluppato dallo spirito di Corinne. Possedeva inoltre una profonda conoscenza dell’arte della conversazione leggera, che non si sofferma su nulla, e dell’arte di piacere, che permette a tutti di brillare a turno, sebbene spesso si abbandonasse a quel tipo di talento che la rese una celebre improvvisatrice. Diverse volte chiese al principe di Castel Forte di intervenire in suo aiuto condividendo le proprie opinioni sullo stesso argomento, ma parlava così bene che tutti gli ascoltatori si godevano la sua presenza e non sopportavano che la si interrompesse.
Il signor Edgermond, in particolare, non si stancava mai di guardare e di ascoltare Corinne, osava a malapena esprimere l’ammirazione che lei gli ispirava e sussurrava qualche parola di lode, sperando che lei gli ispirava e sussurrava qualche parola di lode, sperando che lei capisse senza che lui dovesse pronunciarle. Tuttavia desiderava così ardentemente sapere cosa pensasse della tragedia che, nonostante la sua timidezza, si azzardò a parlarle dell’argomento.
“Signora”, disse, “ciò che mi sembra manchi soprattutto alla letteratura italiana sono le tragedie; mi sembra che ci sia meno distanza tra bambini e adulti che tra le vostre tragedie e le nostre, perché i bambini, nella loro spontaneità, provano sentimenti leggeri ma i veri, mentre la serietà delle vostre tragedie ha qualcosa di artificioso e grandioso che per me annienta ogni emozione”. “Non è vero, Lord Nelvil?” continuò il Edgermond, voltandosi verso di lui invitandolo con lo sguardo a sostenerlo, stupito com’era di aver osato parlare davanti a tanta gente. “La penso come te”, rispose Oswald, “Metastasio, acclamato come il poeta dell’amore, conferisce a questa passione lo stesso colore in ogni paese, in ogni situazione, lo stesso colore. Si deve applaudire a delle ariette ammirabili a volte per la grazia e l’armonia, a volte per le bellezze liriche di prim’ordine che contengono, specialmente quando, vengono estrapolate dal dramma in cui sono inserite, ma è impossibile, per noi che abbiamo Shakespeare, il poeta che meglio ha esplorato la storie e le passioni umane, di sopportare queste due coppie di amanti che condividono quasi tutte le tragedie di Metastasio e che si chiamano talvolta Achille, talvolta Tircis, Bruto, Corilas e tutti cantano allo stesso modo dolori e martirii d’amore che ha malapena smuovono l’anima in superficie e dipingono come insipido il sentimento più tempestoso che possa agitare il cuore umano. E’ con profondo rispetto per il carattere di Alfieri che mi permetterò alcune riflessioni sulle sue opere. Il loro scopo è così nobile, i sentimenti che l’autore esprime così perfettamente in accordo con la sua condotta personale, che le sue tragedie dovrebbero sempre essere lodate come delle azioni, anche se potrebbero essete criticate, per certi loro aspetti, come opere letterarie. Mi sembra però, che che alcune delle sue tragedie siano altrettanto monotone nella forza quanto Metastasio lo è nella sua delicatezza. Nelle opere di Alfieri c’è una tale profusione di energia e magnanimità o una tale esagerazione di violenza e criminalità, che è impossibile riconoscere il vero carattere degli uomini. Essi non sono mai così malvagi o generosi come li ritrae. La maggior parte delle scene è concepita per contrapporre vizio e virtù. Se i tiranni subissero nella vita quello che gli oppressi dicono loro in faccia nelle tragedie di Alfieri, si sarebbe quasi tentati di compatirli.”
