Wednesday, 1/4/2020 | 2:16 UTC+2
Circolo Svizzero

2020 anno bisestile

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La Terra impiega esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi a completare un giro (orbita) intorno al Sole.
Il calendario (gregoriano), che utilizziamo per contare questi ‘giri intorno al Sole’ (.. che poi si chiamano ANNI), arrotonda il conteggio ‘per difetto’ al numero intero di 365 giorni.

Questa differenza di quasi 6 ore ogni anno (24 ore ogni 4 anni!), se non venisse aggiunta ogni quadriennio, porterebbe il calendario civile ad essere sfalsato da quello astronomico di 24 giorni nell’arco di un secolo e, in 300 anni, ci ritroveremmo a celebrare la Pasqua in…. pieno inverno!

Il primo ad accorgersene e a fare aggiungere nel calendario un giorno “extra” ogni 4 anni fu Giulio Cesare nel 46 a.C.
Diamo la spiegazione del perché si chiami BISESTILE quell’anno in cui si compie ancora oggi questa aggiunta di un giorno dopo il 28 di Febbraio.

Prima di tutto spieghiamo cosa sono le CALENDE o KALENDE (….che poi é il nome da cui deriva la parola CALENDARIO).

Il Calende (dal latino cǎlendae, -ārum) era il primo giorno di ciascun mese nel calendario romano. Quando mancavano sei giorni all’inizio di un mese (esempio 1° Marzo) si usavano, per i giorni a venire, degli appellativi tipo “conto alla rovescia” .

Esempio:
……
6 giorni prima delle Kalende di Marzo
5 giorni prima delle Kalende….
4 giorni prima delle…….
3 giorni prima…..
2 giorni.. ………
1 giorno……
! Kalende di Marzo (1 Marzo)

I Romani decisero di inserire quel giorno ‘extra’ prima del 6°giorno antecedente le Calende di Marzo e questo fu dunque chiamato “bis sexto kalendas Martias” da cui BISESTILE!

Successivamente, quando si cominciò a contare i giorni del mese dal primo e con numeri progressivi (1, 2, ..28), il giorno extra fu spostato e divenne il 29 febbraio.

L’idea di Giulio Cesare aveva peró un limite! I giorni bisestili questa volta erano troppi e, con la nuova regola di arrotondamento, il calendario civile adottato ora “sforava” quello solare.

Le cose furono riordinate nel 1582 da Papa Gregorio XIII, che quell’anno decise di far “saltare” i giorni dal 4 al 15 ottobre, e riportare l’equinozio di primavera al 21 marzo. Quel calendario, che usiamo ancora oggi, stabilì che gli anni bisestili fossero solamente quelli divisibili per quattro, ECCETTO gli anni secolari che sono/saranno bisestili solo se divisibili per 400. (Per esempio il 1900 non è stato bisestile, mentre il 2000 lo è stato). In questo modo si “affinano” le 6 ore di ogni anno in 5 ore 48 minuti e 46 secondi.

Questa regola complicata serve a tenere conto del moto dell’asse di rotazione terrestre simile a quello di una trottola poco prima di fermarsi (PRECESSIONE).
Distinguiamo quindi l’anno solare (365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi) da quello siderale  (che tiene conto anche della precessione) di 365 giorni 6 ore 9 minuti e 9 secondi.

In conclusione, a riprova della irregolarità dei moti celesti, secondo gli attuali calcoli resta ancora una piccola differenza di 26 secondi l’anno, un errore di appena 1 giorno ogni 4000 anni circa (!).

Nei calendari moderni, scanditi dagli orologi atomici, si compensa anche quel ritardo, aggiungendo 1 secondo alla durata di un giorno ogni volta che si accumula 1 secondo di discrepanza tra il tempo solare e quello siderale. Pochi se ne saranno accorti allo scoccare della mezzanotte nei brindisi appena trascorsi ma, fortunatamente per ora, questo non ci cambierà la vita.
Buon Anno

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