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La delocalizzazione delle procedure d’asilo all’estero e gli allontanamenti in Stati terzi sono teoricamente possibili, ma comportano notevoli ostacoli giuridici e fattuali e non potrebbero inoltre sostituire l’attuale sistema. Il Consiglio federale intende pertanto seguire da vicino gli sviluppi europei e valutare un’eventuale attuazione a fronte di risultati positivi. L’Esecutivo continua a dare priorità a un sistema nazionale d’asilo e di ritorno efficiente e alla cooperazione europea e internazionale in materia di migrazione. È quanto afferma in un rapporto elaborato su incarico del Consiglio degli Stati e adottato nella seduta del 15 aprile 2026.

Negli scorsi anni diversi Paesi europei hanno discusso in merito alla possibilità di svolgere le procedure d’asilo all’estero o trasferire i richiedenti l’asilo respinti in Stati terzi. Tuttavia, questi progetti non sono stati attuati o la loro attuazione si è rivelata inefficace. Il Consiglio federale ha trattato in maniera approfondita la tematica l’ultima volta nel 2017 nel rapporto «Ridefinizione di Schengen-Dublino, coordinamento europeo e ripartizione degli oneri». Ora, in risposta a un postulato, presenta una panoramica degli approcci attuali e ne esamina la trasferibilità in Svizzera.

A tal fine il Consiglio federale si basa su uno studio esterno secondo cui è giuridicamente possibile trasferire le procedure d’asilo e l’esecuzione degli allontanamenti, ma ciò comporta notevoli ostacoli e rischi. L’Esecutivo sostiene che gli ostacoli riguardano in particolare la garanzia di standard in materia di Stato di diritto e diritti umani, gli elevati investimenti iniziali nonché la stabilità a lungo termine e l’affidabilità dei potenziali Stati partner. Inoltre, la Svizzera potrebbe diventare fortemente dipendente da un Paese partner. Infine, è piuttosto difficile stimare il rapporto tra costi e benefici prima di una concreta attuazione.

Il Consiglio federale ritiene che attualmente la Svizzera disponga di procedure d’asilo e di allontanamento efficienti, in grado di affrontare ampiamente le sfide connesse ai moti di fuga e alla migrazione irregolare. La delocalizzazione delle procedure d’asilo o dei centri di rimpatrio all’estero da parte della Svizzera potrebbe, in determinati casi, sgravare il sistema d’asilo; tale esternalizzazione però non potrebbe sostituire il sistema attuale né dispenserebbe la Svizzera dal suo compito di proteggere i rifugiati o eseguire gli allontanamenti.

In tale contesto, il Consiglio federale segue con attenzione gli sviluppi a livello europeo. Qualora i modelli di esternalizzazione adottati dai partner europei dovessero risultare efficaci e rispettosi degli standard dello Stato di diritto, l’Esecutivo valuterà se adottarli o attuarne uno proprio. Sostiene che un’esternalizzazione è possibile soltanto nel rispetto di elevati requisiti in materia di Stato di diritto e sostenibilità nonché con un buon rapporto costi-benefici. Sottolinea inoltre che tali modelli completano i sistemi nazionali ma non li possono sostituire. Efficienti sistemi nazionali di asilo e ritorno restano fondamentali per una gestione efficace della migrazione.

A tal fine, a novembre 2025 le autorità svizzere di tutti i livelli statali responsabili della migrazione hanno adottato congiuntamente la Strategia in materia d’asilo 2027. La Confederazione, i Cantoni, le Città e i Comuni hanno approvato un mandato politico che stabilisce gli ambiti in cui intendono migliorare e sviluppare il sistema svizzero d’asilo. Sul piano europeo, il Consiglio federale proseguirà e rafforzerà la propria partecipazione al sistema europeo di gestione della migrazione, in particolare attraverso l’attuazione del patto europeo sulla migrazione e l’asilo. La Svizzera porterà pure avanti la cooperazione con Stati terzi nel settore della migrazione.

Fonte: Il Consiglio federale svizzero
foto: pixabay