La rubrica Antologia propone un viaggio letterario sulla Svizzera, la sua cultura, la sua natura e le sue istituzioni; una panoramica su come è stata percepita e conosciuta al di fuori dei suoi confini e come lei stessa si narra. Di volta in volta un racconto, l’estratto di un romanzo o di un saggio ci offriranno uno spaccato di queste visioni del mondo.
Questo breve racconto è tratto dal volume “Traditions et légendes de la Suisse romande”, una raccolta fiabe e leggende della Svizzera romanda edita da Daguet nel 1872 che raccoglie gli scritti di vari autori.
Le storie tradizionali possono, alle volte, essere così brevi da lasciare il lettore con lo stesso sentimento di attesa sospesa e di curiosità che prova il protagonista del racconto. Come accade per queste due brevissime storie.
Una volta, all’inizio dell’estate, Joseph Offener, di Kloster (la frazione che vedete laggiù), che fu pastore dell’alpeggio della Bircherra dal 1746 al 1764, si stava recando in montagna con suo figlio. Lungo la strada, scoppiò una lite tra loro riguardo alla loro transumanza. La loro disputa non era ancora stata appianata quando arrivarono, spingendo davanti a sé le loro capre, a Gutmanshaus, – località che raggiungeremo solo tra un’ora.
Il padre disse al figlio: «Io non cederò e nemmeno tu ci pensi. Cambiamo quindi argomento per porre fine a tutto questo». Il padre Offener tirò allora fuori un tirò fuori il rosario dalla tasca e iniziò a pregare. Proseguirono così fino alla Bircherra recitando Padri Nostro e Ave Maria, cosa che non manò di stupire gli abitanti del Guggisberg che li incontrarono.
Christian Roth, di Niedergarten, si trovava un giorno, prima dell’alba, a Rufenen prima che gli abitanti del posto si fossero svegliati.
Mentre camminava nel silenzio mattutino sentì una voce in lontananza che gli sembrò provenire dal torrente di Rufenen, a monte della cascata. La voce, dapprima fioca, si faceva sempre più forte e la sua distanza si faceva sempre minore. Incuriosito, Christian avanzò di qualche passo in avanti. La voce si avvicinò ancora di più.
Finalmente vide, immersa nella luce incerta dell’alba, molto vicino a sé, una vecchia fata, rugosa e malvestita. Cantava una sorta di filastrocca:
Giacche e braghe
boccioli e rose
erbe e rape
ragazze e ragazzi
cavalli e giovenche
donne e bambini
borse e lacci
tutto si ordina insieme
come signori e dame
Quando Christian Roth ebbe attraversato il ponte costruito in quel punto sul ruscello, la vecchia fata, canticchiando e borbottando senza sosta scivolò sotto l’arcata del ponte e si diresse verso la Singine. Saltellò per un po’ sopra il fiume e raggiunse le prime montagne del Guggisberg, scomparendo dalla sua vista.
