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Il dibattito sull’aliquota speciale dell’IVA applicabile ai servizi di alloggio è tornato al centro dell’attenzione politica in Svizzera. Il 16 giugno 2026 il Consiglio nazionale ha infatti respinto, a sorpresa, la proroga del regime speciale riservato alle prestazioni di alloggio, riaprendo l’incertezza su una misura che, in assenza di ulteriori decisioni parlamentari, potrebbe venire meno alla fine del 2027.

Attualmente le prestazioni del settore alberghiero beneficiano di un’aliquota IVA speciale del 3,8 per cento, inferiore all’aliquota ordinaria dell’8,1 per cento. Si tratta di un regime che, secondo i sostenitori, ha contribuito negli anni a rafforzare la competitività del turismo svizzero, soprattutto in un contesto segnato dall’elevato costo della vita, dalla forza del franco e dalla concorrenza internazionale.

La questione era già stata esaminata in sede parlamentare e di commissione. In primavera, la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale si era espressa a favore della proroga, ritenendo che il tasso speciale costituisse non tanto un privilegio, quanto piuttosto una misura di compensazione per un comparto confrontato con particolari sfide strutturali. Anche il Consiglio federale aveva sostenuto la prosecuzione del regime oltre il 2027.

Nel dibattito non sono però mancate le riserve. Tra gli argomenti avanzati dai contrari figurano la situazione tesa delle finanze federali, il mancato gettito connesso al mantenimento dell’aliquota speciale, stimato in circa 300 milioni di franchi annui, e la volontà di semplificare il sistema dell’IVA. Secondo questa impostazione, una misura nata come temporanea non dovrebbe essere prorogata indefinitamente, soprattutto alla luce dell’andamento recente del comparto alberghiero.

Per il settore, tuttavia, la decisione del Consiglio nazionale rappresenta un segnale preoccupante. Hotellerie Suisse ha espresso apertamente il proprio disappunto, sostenendo che la soppressione dell’aliquota speciale comporterebbe per molte strutture un aggravio fiscale diretto, con possibili ripercussioni sui prezzi, sugli investimenti e sulla competitività dell’offerta turistica svizzera.

La partita, ad ogni modo, non è ancora chiusa. Il Consiglio degli Stati può ancora intervenire sul dossier e rivedere la decisione del Consiglio nazionale. Per il comparto alberghiero si tratta dunque di un passaggio decisivo: dalla scelta finale dipenderà se il settore potrà continuare a beneficiare di uno strumento considerato importante per la stabilità e la prevedibilità del quadro fiscale oppure se dovrà prepararsi, dal 2028, a un regime meno favorevole.

Il confronto politico delle prossime settimane sarà quindi seguito con particolare attenzione, non solo dagli operatori turistici, ma anche dai territori che fanno del turismo una componente essenziale della propria economia.