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La Svizzera rafforza il proprio impegno in Siria in una fase di profondo cambiamento politico e istituzionale. L’8 luglio 2026, la direttrice della Direzione dello sviluppo e della cooperazione, Patricia Danzi, e l’ambasciatrice Monika Schmutz Kirgöz, capo della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord del DFAE, hanno inaugurato ufficialmente il nuovo ufficio di cooperazione svizzero a Damasco.

La decisione segue la trasformazione, avvenuta all’inizio del 2026, del precedente ufficio umanitario della DSC in un ufficio di cooperazione. Si tratta di un passaggio significativo: la Svizzera non intende limitarsi alla risposta umanitaria d’emergenza, ma vuole accompagnare anche la transizione politica, la stabilizzazione e lo sviluppo socio-economico del Paese.

La Siria attraversa una fase delicata dopo la caduta del Governo di Bashar al-Assad alla fine del 2024. Dopo oltre tredici anni di guerra, il Paese resta segnato da distruzioni materiali, fratture sociali, instabilità politica, sfollamenti, povertà diffusa e bisogni umanitari ancora enormi. Secondo le Nazioni Unite, nel 2026 milioni di persone continuano ad avere bisogno di assistenza, mentre una parte consistente della popolazione resta sfollata all’interno del Paese o vive come rifugiata nei Paesi vicini.

In questo contesto, il nuovo ufficio di cooperazione svizzero rappresenta un segnale politico e operativo. La Svizzera vuole restare vicina alla popolazione siriana e, allo stesso tempo, contribuire alla costruzione di prospettive di più lungo periodo. Come ha sottolineato Patricia Danzi, i bisogni umanitari restano considerevoli, ma la nuova presenza a Damasco consente di sostenere in modo più mirato anche percorsi di sviluppo, stabilità e inclusione.

La Svizzera era già presente a Damasco dal 2017 con un ufficio umanitario della DSC. Fino alla fine del 2024 è stata, secondo il DFAE, l’unico Paese con una presenza umanitaria permanente nella capitale siriana. Questa continuità ha consentito alla Confederazione di mantenere un contatto diretto con la realtà locale anche negli anni più difficili del conflitto e di operare in un contesto estremamente complesso.

La trasformazione in ufficio di cooperazione amplia ora il raggio d’azione. Non si tratta più soltanto di coordinare aiuti umanitari, ma di integrare strumenti diversi della politica estera svizzera: cooperazione allo sviluppo, sostegno alla pace, diritti umani e migrazione. Le attività dell’ufficio saranno infatti realizzate congiuntamente dalla DSC, dalla Divisione Pace e diritti umani e dalla Segreteria di Stato della migrazione.

Le priorità indicate dalla Svizzera sono quattro: sviluppo umano, clima e ambiente, sviluppo economico, pace e buongoverno. Sono ambiti strettamente collegati tra loro. La ricostruzione della Siria non può limitarsi alle infrastrutture fisiche, ma richiede anche servizi di base, istituzioni credibili, opportunità economiche, coesione sociale e capacità di affrontare le conseguenze ambientali e climatiche che incidono sulla vita quotidiana della popolazione.

Lo sviluppo umano resta una priorità essenziale. Dopo anni di guerra, l’accesso a sanità, istruzione, protezione sociale e servizi di base è fortemente compromesso in molte aree del Paese. Intervenire in questo ambito significa sostenere le condizioni minime perché la popolazione possa ricostruire la propria vita, riducendo vulnerabilità, dipendenza dagli aiuti e rischio di nuove destabilizzazioni.

Il secondo asse riguarda clima e ambiente. La Siria è esposta a siccità, degrado delle risorse naturali, stress idrico e fragilità ambientali che si sommano agli effetti del conflitto. La ricostruzione dovrà quindi tenere conto non solo della riparazione dei danni, ma anche della resilienza del territorio, della gestione dell’acqua, dell’agricoltura e dell’adattamento climatico.

Lo sviluppo economico è un altro elemento decisivo. La guerra ha indebolito il tessuto produttivo, ridotto le opportunità di lavoro, impoverito le famiglie e favorito economie informali o di sopravvivenza. Creare prospettive economiche, soprattutto per giovani e comunità vulnerabili, sarà fondamentale per evitare che la crisi umanitaria si trasformi in una condizione permanente.

Infine, pace e buongoverno rappresentano il presupposto politico della stabilizzazione. La Svizzera intende sostenere una transizione pacifica e inclusiva, nella convinzione che la ricostruzione possa avere successo solo se accompagnata da istituzioni più rappresentative, da processi politici aperti e da un rafforzamento della fiducia tra Stato e popolazione.

Durante la visita a Damasco, Monika Schmutz Kirgöz ha incontrato rappresentanti del Governo di transizione siriano. Dai colloqui con il Ministero degli Esteri è emersa, secondo quanto riferito dal DFAE, la volontà del nuovo Governo di ricostruire il Paese nonostante le numerose sfide. La Svizzera vede in questa fase un’opportunità per promuovere una Siria inclusiva e sostiene gli sforzi in tale direzione.

Il quadro regionale resta tuttavia fragile. La Siria continua a essere attraversata da tensioni interne, problemi di sicurezza e forti pressioni economiche. La reintegrazione internazionale del Paese procede in modo graduale e non privo di incognite, mentre diversi attori regionali e internazionali cercano di ridefinire la propria influenza nella fase post-Assad.

Proprio per questo, l’approccio svizzero mantiene una dimensione regionale. Gli sviluppi sociali, economici e politici in Siria sono strettamente connessi con quelli dei Paesi vicini, che per anni hanno ospitato milioni di rifugiati e continuano a risentire delle conseguenze del conflitto. Stabilità siriana, rientri volontari, sicurezza regionale, sviluppo economico e gestione dei flussi migratori sono temi interdipendenti.

La Svizzera ha già confermato negli ultimi anni un sostegno consistente alla popolazione siriana. Alla Conferenza di Bruxelles sulla Siria del marzo 2025, la direttrice della DSC Patricia Danzi aveva annunciato un contributo svizzero di 60 milioni di franchi per rispondere ai bisogni della crisi siriana e sostenere le popolazioni colpite.

L’apertura dell’ufficio di cooperazione a Damasco non modifica invece la competenza diplomatica e consolare. I compiti diplomatici e consolari relativi alla Siria continuano a essere svolti dall’Ambasciata di Svizzera a Beirut. Il nuovo ufficio ha dunque una funzione specifica: coordinare e rafforzare le attività di cooperazione e sostegno alla popolazione, in stretto rapporto con gli attori locali e internazionali.

Il passaggio da ufficio umanitario a ufficio di cooperazione indica una fase nuova dell’impegno svizzero. La Siria non è uscita dalla crisi, ma la fine del regime di Assad ha aperto uno spazio politico diverso, nel quale la comunità internazionale cerca di capire come sostenere la transizione senza ignorare fragilità, rischi e bisogni ancora urgenti.

Per la Svizzera, la sfida sarà mantenere l’equilibrio tra aiuto umanitario immediato e sostegno di lungo periodo. Da un lato, occorre continuare a rispondere ai bisogni essenziali di milioni di persone. Dall’altro, è necessario contribuire alla costruzione di condizioni politiche, economiche e sociali che rendano possibile una pace duratura.

L’inaugurazione dell’ufficio di cooperazione a Damasco rappresenta quindi un segnale di continuità e di adattamento. Continuità, perché la Svizzera è rimasta presente anche negli anni più difficili. Adattamento, perché la nuova fase siriana richiede strumenti più ampi rispetto alla sola assistenza umanitaria. In un Paese ancora fragile, la cooperazione svizzera punta a sostenere non solo la sopravvivenza, ma anche la possibilità di ricostruire futuro, istituzioni e fiducia.

Fonte: Dipartimento federale degli affari esteri