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Negli ultimi otto anni la guerra è tornata sul continente europeo e sono riemerse logiche di potenza e sfere d’influenza che sembravano superate. È da questa constatazione che il consigliere federale Ignazio Cassis è partito il 18 settembre 2026, a Locarno, durante l’inaugurazione del nuovo Giardino dei Giusti.

Nel 2018 Cassis aveva inaugurato il Giardino dei Giusti di Lugano. Otto anni dopo, ha osservato, il mondo è profondamente cambiato e pace e libertà non possono essere considerate conquiste definitive.

Secondo il capo del Dipartimento federale degli affari esteri, entrambe hanno bisogno di istituzioni solide e di disponibilità al dialogo, ma dipendono anche dalle scelte delle singole persone.

Le scelte individuali contano

È questo, secondo Cassis, il messaggio trasmesso dai Giusti: persone con storie e origini diverse, accomunate dalla decisione di non restare indifferenti davanti alla guerra, alla persecuzione politica, alla discriminazione e alla negazione della libertà.

Anche quando la storia sembra essere determinata dalle grandi potenze e dai grandi eventi, ha sottolineato il consigliere federale, le scelte individuali continuano ad avere un peso.

Il Giardino dei Giusti di Locarno, realizzato al Parco della Pace dalla Fondazione Federica Spitzer e dalla Città di Locarno, nasce proprio per ricordare donne e uomini del Locarnese che hanno aiutato persone vittime delle guerre, dell’oppressione politica, delle persecuzioni e della negazione della libertà.

I quattro Giusti ricordati a Locarno

Il nuovo Giardino rende omaggio a quattro figure legate al Locarnese: Polia Rusca, Lilly Volkart, Luigi «Lüisin» Rusca e Wladimir Rosenbaum.

Polia Rusca (1884–1975), nata in Bielorussia e laureata in medicina a Berna, esercitò come oftalmologa. Durante la Prima guerra mondiale operò insieme al marito in un ospedale da campo della Croce Rossa. Trasferitasi a Locarno, si dedicò anche all’assistenza di bambini e rifugiati, alla riorganizzazione dell’ospedale e al sostegno delle popolazioni delle valli. Fu inoltre attiva nella promozione del suffragio femminile e dei diritti delle donne.

Lilly Volkart (1897–1988), attivista sociale, si occupò per molti anni di bambini poveri, abbandonati e orfani. Nel Kinderheim di Ascona accolse, a partire dal 1942, anche numerosi orfani ebrei e, negli anni 1943–1945, bambini profughi provenienti dall’Italia.

Luigi «Lüisin» Rusca (1885–1966), ingegnere, imprenditore e dirigente dell’Ospedale «La Carità» di Locarno, era di orientamento liberale-radicale e antifascista. Durante gli anni della guerra aiutò esuli politici e ospitò, dal settembre 1943 all’aprile 1945, lo scrittore e giornalista italiano Filippo Sacchi, perseguitato dal regime fascista.

Wladimir Rosenbaum (1894–1984), avvocato di origine russo-ebraica, trasformò con la moglie Aline Valangin la residenza «La Barca» di Comologno in un luogo di incontro e rifugio per artisti, intellettuali ed esuli. Tra gli ospiti figuravano, tra gli altri, Elias Canetti, Kurt Tucholsky, Wladimir Vogel e Ignazio Silone.

Le quattro figure sono state scelte dalla commissione incaricata del progetto come testimonianza della tradizione di accoglienza e solidarietà del Locarnese.

Il Ticino come terra di frontiera

Nel suo intervento Cassis ha ricordato anche il ruolo storico del Ticino come terra di frontiera.

Una frontiera, ha osservato, può separare, ma può anche diventare luogo di passaggio, incontro e accoglienza. Il Locarnese conserva numerose testimonianze di persone in fuga che vi hanno trovato protezione o una nuova patria.

Cassis ha ricordato in particolare l’incontro avuto a Locarno nel 2022 con Fishel Rabinowicz, sopravvissuto alla Shoah. Rabinowicz gli raccontò che, nel campo di concentramento, era stato privato del proprio nome e trasformato in un numero: un ricordo richiamato dal consigliere federale per sottolineare cosa significhi privare una persona della propria identità e dignità.

Contrastare l’intolleranza

Cassis ha collegato il tema della memoria al presente, osservando che in un clima di crescente instabilità e rivalità geopolitiche aumenta anche il rischio di intolleranza.

Nel febbraio scorso la Svizzera, nell’ambito della sua presidenza dell’OSCE, ha organizzato a San Gallo una conferenza internazionale dedicata alla lotta contro l’antisemitismo, l’intolleranza e la discriminazione.

Il consigliere federale ha inoltre ricordato la recente presentazione a Berna del futuro memoriale nazionale dedicato alle vittime della Shoah e delle persecuzioni naziste.

Secondo Cassis, iniziative differenti come la conferenza di San Gallo, il futuro memoriale di Berna e il Giardino dei Giusti di Locarno sono accomunate dalla convinzione che ricordare non significhi rivolgersi soltanto al passato.

Memoria e responsabilità

Nella parte conclusiva del discorso Cassis è tornato alla metafora del giardino.

Ricordare, ha affermato, aiuta a comprendere quanto rapidamente ciò che appare stabile possa essere rimesso in discussione e a riconoscere per tempo i segnali dell’intolleranza e della discriminazione.

Come un giardino cresce e richiede cura, così anche i valori sui quali si fonda la convivenza hanno bisogno, secondo Cassis, di continuità e attenzione.

Il nuovo Giardino dei Giusti di Locarno vuole essere quindi un luogo di memoria, ma anche un richiamo alla responsabilità individuale nel presente.

fonte: Dipartimento federale degli affari esteri

foto: @svizzeri.ch