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La mostra collettiva annuale dell’Istituto Svizzero a Roma si intitola Outlaws e raccoglie le opere degli artisti: Louisa Gagliardi, Shamiran Istifan, Yoan Mudry, Gina Proenza, Cally Spooner, Jonas Staal, Doris Stauffer.

Il progetto che ispira la mostra, prende le mosse dal concetto di legge, interrogando la sua natura come convenzione umana apparentemente immutabile ma spesso soggetta a mutamenti storici e tensioni interne. Le opere in mostra guardano a cosa o chi viene moderato dalla legge, e chi invece si pone al di sopra o al di fuori di essa, attraversando epoche diverse e storie che spesso hanno come teatro il territorio svizzero. Si confrontano inoltre con le dimensioni poetiche, formali e talvolta umoristiche delle strutture legali, esplorando come regole e diplomazia possano plasmare le realtà sociali e aprire nuove possibilità immaginative per comprendere la giustizia sociale e la convivenza umana.

Le opere in mostra attraversano registri diversi, guardando a figure che si sono spinte oltre regole e convenzioni normalizzate, o a gruppi che hanno tentato, con più o meno successo, di imporre nuovi ordini sulla realtà.
Toi et ta bande di Gina Proenza (1994, Bogotá, vive a Losanna) impiega i processi contro gli insetti avvenuti nelle campagne di Losanna in epoca medievale come lente sull’arbitrarietà delle procedure legali e la costruzione del nemico comune in momenti di crisi.
Jonas Staal (1981, Zwolle, vive tra Berna, Rotterdam, e Atene) presenta una panoramica del suo progetto di lungo corso New World Summit, all’interno del quale costruisce parlamenti alternativi per organizzazioni bandite dagli esistenti quadri giuridico-politici.
WHAT HAPPENED!? A conversation with my Mother di Cally Spooner (1983, Ascot, vive a Torino) crea un collegamento tra la fondazione della Mont Pèlerin Society nel 1947 sul Lago di Ginevra e il passato di sua madre come educatrice, attraverso il concetto pedagogico della “negligenza benigna”.
Le caffettiere cantanti di Yoan Mudry (1990, Losanna, vive a Ginevra) riproducono una canzone anarco-punk sul lavoro emersa dagli squat negli anni Novanta, mentre il lavoro di Doris Stauffer (1934, Amden–2017, Zurigo) testimonia l’apice della disobbedienza artistica e femminista degli anni Settanta a Zurigo, tra decostruzione dell’ordine patriarcale e riabilitazione della strega come figura pedagogica che opera fuori dalla legalità.
The lease is almost up di Shamiran Istifan (1987, Baden, vive a Zurigo) si confronta con le forme di separazione tra gruppi di persone, rifunzionalizzando una pala d’altare del 1300 per dare forma alle assenze della memoria istituzionale.
Infine, il dipinto Swamped di Louisa Gagliardi (1989, Sion, vive a Zurigo) evoca uno scenario post-apocalittico ma anche fiducioso, in cui le leggi umane smettono di avere senso e la natura si riappropria del paesaggio umano.

La mostra, ad ingresso gratuito, allestita nelle sale dell’Istituto Svizzero in via Ludovisi 48 a Roma, è stata inaugurata il 16 ottobre e sarà visitabile fino al 7 febbraio 2027.