Il progetto di geotermia profonda previsto per il Centro sportivo nazionale di Macolin non andrà avanti. L’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) ha deciso di interrompere l’iniziativa, citando soprattutto motivi economici e i rischi elevati legati alla realizzazione. Parallelamente, l’UFCL sta valutando altre soluzioni per garantire l’approvvigionamento di calore del comprensorio, confermando come obiettivo la decarbonizzazione completa dell’area.
Un fabbisogno importante e una scelta nata nel 2018
Il Centro sportivo nazionale di Macolin, gestito dall’Ufficio federale dello sport (UFSPO), richiede ogni anno circa sei gigawattora di energia termica. Dopo uno studio comparativo nel 2018, l’area era stata collegata a una rete di teleriscaldamento con l’idea di alimentarla, in prospettiva, con calore da geotermia profonda.
Perché la geotermia profonda non “regge” più: sottosuolo complesso e costi oltre le stime
Le esplorazioni del sottosuolo svolte nel 2023 hanno effettivamente individuato più falde di acqua calda a diverse profondità. Il problema è che la struttura geologica locale è risultata molto complessa, e questo avrebbe reso le perforazioni in profondità decisamente più costose del previsto. Per questo l’UFCL ha rivalutato la redditività del progetto lungo l’intero ciclo di vita, arrivando alla decisione di fermarsi.
Cosa succede adesso: alternative “più leggere” e meno rischiose
Per garantire il calore a Macolin, l’UFCL sta passando in rassegna diverse opzioni, includendo anche forme di geotermia meno impegnative: ad esempio geotermia superficiale (potenzialmente con pompa di calore), pompe di calore aria-acqua, e persino soluzioni di accumulo stagionale dell’energia. L’idea è trovare una strada tecnicamente solida e sostenibile nei costi, senza rinunciare all’obiettivo climatico.
Nel frattempo: dal gas al pellet, ma la svolta non prima del 2031
Oggi l’area è ancora alimentata in larga parte da gas naturale. È però già in funzione un impianto provvisorio a pellet, che immette una quota del calore necessario nella rete di teleriscaldamento già realizzata. Sui tempi di uscita definitiva da gas e pellet, l’UFCL è prudente: non è possibile indicare una data certa, ma in ogni caso non prima del 2031.
Un risultato che resta: i dati raccolti valgono comunque
Anche se il progetto non prosegue, l’UFCL sottolinea un punto importante: le conoscenze sul sottosuolo svizzero sono ancora limitate, e i dati di misurazione raccolti finora hanno un valore scientifico e operativo significativo. Verranno pubblicati da swisstopo, contribuendo a migliorare la comprensione geologica della regione.
Fonte: Ufficio federale dello sport UFSPO

