Il Consiglio federale intende rafforzare la certezza del diritto e la qualità delle offerte di drug checking in Svizzera. Nella seduta del 24 giugno 2026 ha adottato un rapporto nel quale riconosce questa pratica come una misura essenziale di riduzione dei danni e di intervento precoce, soprattutto in un contesto segnato dalla comparsa di sostanze sempre più potenti e difficili da identificare.
Il drug checking consente alle persone che consumano sostanze psicoattive di far analizzare gratuitamente e in forma anonima un campione della sostanza, per conoscerne la composizione e ricevere informazioni sui rischi associati. Il servizio può essere offerto in sedi fisse, nei luoghi della vita notturna, come festival e club, oppure in centri di accoglienza rivolti a persone con dipendenze. Alla componente analitica si accompagna sempre un colloquio con personale specializzato, che fornisce consulenza individuale, informazioni di prevenzione e indicazioni sui comportamenti a minor rischio.
La logica alla base del drug checking è pragmatica: non sostituisce la prevenzione e non banalizza il consumo di sostanze illegali, ma riconosce che una parte delle persone consuma comunque droghe e che, in questi casi, fornire informazioni attendibili può ridurre in modo concreto i rischi per la salute. Sapere che una compressa, una polvere o un cristallo contengono una sostanza diversa da quella attesa, un dosaggio particolarmente elevato o prodotti di taglio pericolosi può modificare il comportamento del consumatore, indurlo a non assumere la sostanza o a chiedere aiuto.
In Svizzera il drug checking si è sviluppato a partire dalla fine degli anni Novanta nel quadro della politica dei quattro pilastri in materia di droghe: prevenzione, terapia, riduzione dei danni e repressione. Proprio la riduzione dei danni è stata uno degli elementi più caratteristici dell’approccio svizzero, nato anche dall’esperienza delle scene aperte della droga degli anni Ottanta e Novanta. Nel tempo, il drug checking si è imposto come uno strumento capace di raggiungere gruppi spesso difficili da intercettare con i canali tradizionali della prevenzione, in particolare consumatori ricreativi, frequentatori di eventi musicali e persone che fanno uso episodico o combinato di sostanze.
Secondo Infodrog, il drug checking comprende due elementi inscindibili: l’analisi chimica della sostanza e la consulenza personale. In Svizzera esistono offerte di questo tipo in diverse città, tra cui Basilea, Berna, Bienne, Ginevra, Losanna, Lucerna e Zurigo. Le analisi sono svolte da laboratori specializzati; quando emergono sostanze inattese, dosaggi molto elevati o adulteranti potenzialmente pericolosi, vengono pubblicate allerte sui canali rivolti agli utenti e agli operatori del settore.
Il Consiglio federale ritiene che questa offerta resti pienamente giustificata, soprattutto alla luce dell’evoluzione del mercato illegale delle droghe. Negli ultimi anni, in Europa e a livello internazionale, si è osservata una crescente circolazione di nuove sostanze psicoattive, stimolanti sintetici e oppioidi di elevata potenza. Tra questi figurano anche i nitazeni, una classe di oppioidi sintetici particolarmente pericolosa per il rischio di depressione respiratoria e overdose. L’UNODC ha segnalato un aumento dell’attenzione internazionale verso queste sostanze, con numerosi analoghi identificati in diversi Paesi.
In questo scenario, il drug checking assume un valore ulteriore. Non serve soltanto al singolo consumatore, ma può diventare anche uno strumento di osservazione del mercato illegale. I dati raccolti attraverso le analisi permettono infatti di individuare rapidamente nuove sostanze, variazioni nella purezza, falsificazioni, contaminazioni o comparsa di prodotti particolarmente rischiosi. Queste informazioni possono essere utili per gli operatori sanitari, i servizi di prevenzione, le autorità e i sistemi di allerta precoce.
Il rapporto adottato dal Consiglio federale risponde al postulato 22.4047 del consigliere nazionale Fabian Molina, intitolato “Drug checking in Svizzera. Con quali misure si può sostenere e migliorare l’offerta disponibile?”. La conclusione principale è che l’attuale quadro giuridico deve essere chiarito e semplificato. Le attività di drug checking e le sostanze presentate per l’analisi rientrano infatti nella legge sugli stupefacenti, che prevede autorizzazioni diverse a seconda della sostanza e dell’autorità competente. In alcuni casi intervengono i Cantoni, in altri Swissmedic o il Dipartimento federale dell’interno.
Questa molteplicità di attori rende le procedure complesse. Per questo il Consiglio federale propone, in vista di una prossima revisione della legge sugli stupefacenti, di introdurre un disciplinamento più chiaro, fondato su un’unica autorizzazione cantonale valida per tutte le attività di drug checking. La scelta è coerente con la ripartizione delle competenze: le misure di riduzione dei danni rientrano infatti principalmente nella responsabilità dei Cantoni, che già oggi rilasciano determinate autorizzazioni in questo settore.
L’obiettivo non è soltanto semplificare la burocrazia, ma anche garantire maggiore sicurezza giuridica agli enti che offrono il servizio. Un quadro più chiaro permetterebbe di evitare interpretazioni divergenti, facilitare l’apertura o il mantenimento delle offerte e rafforzare la qualità degli interventi. Il Consiglio federale propone inoltre di precisare requisiti e condizioni quadro, così da assicurare standard adeguati in materia di analisi, consulenza, sicurezza, documentazione e protezione dei dati.
Un altro punto importante riguarda l’uso dei dati. Il Consiglio federale si pronuncia a favore di un impiego più sistematico dei dati quantitativi provenienti dal drug checking per la sorveglianza del mercato delle sostanze illegali. L’Ufficio federale della sanità pubblica esaminerà quindi la possibilità di integrare queste informazioni in un sistema nazionale di monitoraggio delle sostanze. Ciò permetterebbe di trasformare le singole analisi in un patrimonio informativo più ampio, utile per individuare tempestivamente tendenze emergenti e rischi sanitari.
Anche a livello europeo il drug checking è sempre più considerato uno strumento rilevante di sanità pubblica. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe sottolinea che questi servizi consentono agli utenti di conoscere il contenuto delle sostanze e di ricevere consulenza o interventi brevi. In un mercato in cui polveri e compresse dall’aspetto simile possono contenere principi attivi molto diversi, questa funzione informativa può avere un ruolo decisivo nella prevenzione di intossicazioni e overdose.
La Svizzera, forte di una lunga tradizione nella riduzione dei danni, si colloca quindi in una posizione avanzata ma non priva di sfide. La diffusione di sostanze più potenti e imprevedibili, la trasformazione dei contesti di consumo e la necessità di coordinare competenze cantonali e federali rendono indispensabile un aggiornamento del quadro normativo. Rafforzare il drug checking significa, in questo senso, rendere più efficace una politica che mira a proteggere la salute pubblica senza rinunciare alla responsabilità individuale e alla prevenzione.
Il rapporto del Consiglio federale indica una direzione chiara: consolidare le offerte esistenti, semplificare le autorizzazioni, garantire qualità e sicurezza, e valorizzare i dati raccolti come strumento di monitoraggio. In un contesto in cui il mercato delle droghe cambia rapidamente, il drug checking non rappresenta una misura marginale, ma un presidio di prossimità capace di unire prevenzione, riduzione dei danni, intervento precoce e conoscenza epidemiologica.
Fonte: Il Consiglio federale svizzero
Foto: archivio storico Circolo Svizzero di Napoli
