L’esposizione presenta 40 opere, tra dipinti, incisioni, disegni, sculture, di 14 autori di area germanofona, quali Oswald Achenbach, Otto Greiner, Max Klinger, Sigmund Lipinsky, Ludwig Passini, e altri che, tra il 1865 e l’inizio della prima guerra mondiale, hanno vissuto e lavorato in Italia o vi sono passati anche solo per brevi soggiorni di studio, subendone il suo intramontabile fascino.
Nel corso dei secoli, l’Italia ha sempre esercitato un forte richiamo sulle popolazioni del Nord Europa: dai pellegrini del Medioevo ai nobiluomini colti del Grand Tour, fino agli artisti dell’epoca moderna. Anche tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il “paese della dolce vita” continuava a essere una meta privilegiata e una fonte inesauribile di ispirazione, nonché un vivace crocevia di scambi culturali. In particolare, gli artisti furono attratti dalla straordinaria ricchezza del patrimonio artistico e architettonico italiano — dall’antichità al Rinascimento fino al Barocco — oltre che dai paesaggi e dalla luce mediterranea. Allo stesso tempo, la vita semplice e autentica delle comunità locali appariva come un’alternativa alle trasformazioni dell’industrializzazione e alle tensioni politiche che attraversavano l’Europa a nord delle Alpi.
La mostra temporanea Nostalgia del Sud. Artisti tedeschi in Italia, 1865–1915 è consacrata all’intramontabile fascino dell’Italia e presenta circa 40 opere, tra dipinti, disegni e sculture di artisti di area germanofona che tra il 1865 e l’inizio della Prima guerra mondiale hanno vissuto e lavorato in Italia o vi sono passati anche solo per brevi soggiorni di studio.
Tutte le opere — presentate per la prima volta al pubblico — provengono da un’importante collezione privata tedesca e restituiscono la varietà di stili e di soggetti di una generazione di autori che scelse di percorrere una strada autonoma, sospesa tra tradizione accademica e nuovi orizzonti figurativi. Le opere esposte rispecchiano le diverse esperienze vissute durante questi soggiorni. Lontani dalle Accademie di belle arti dei loro paesi d’origine, infatti, gli artisti trovarono durante il loro soggiorno in Italia un contesto più libero in cui sperimentare temi, linguaggi e tecniche inedite. Allo stesso tempo, poterono inserirsi attivamente nella scena creativa italiana, intrecciando relazioni con colleghi, mecenati e collezionisti e partecipando alle principali esposizioni locali.
La rassegna riunisce opere di maestri come i pittori e incisori Otto Greiner e Sigmund Lipinsky, insieme al pittore ungherese Adolf Hirémy-Hirschl, che rielaborarono in chiave moderna temi antichi e ideali classici. Anche il pittore britannico Frederic Lord Leighton, che aveva studiato per un certo tempo a Francoforte sul Meno, aveva vissuto a lungo a Roma ed era stato fortemente influenzato dal Rinascimento italiano, si dedicò alla rappresentazione di scene mitologiche di ispirazione classica. Accanto a loro figurano anche Oswald Achenbach, tra i principali paesaggisti della scuola di Düsseldorf, e l’acquerellista austriaco Ludwig Passini, entrambi affascinati dai paesaggi e dalle città italiane — da Venezia a Roma fino al Golfo di Napoli.
Anche viaggi brevi lasciarono tracce indelebili nell’opera di artisti importanti come Anton von Werner, un esponente di spicco tra i pittori tedeschi di storia, Adolph von Menzel, pittore e illustratore noto per il suo realismo insolitamente preciso, o lo scultore August Gaul, il più importante esponente in Germania dell’arte scultorea dedicata agli animali, che testimoniano la profonda attrazione che l’Italia e la sua cultura esercitarono su di essi.
Da questa varietà tematica emerge un approccio artistico ben definito: le posizioni si collocano consapevolmente al di là delle correnti radicali delle avanguardie, a metà strada tra classicismo e modernità, raccontando un’epoca di cambiamenti, in cui la tradizione iconografica dialoga con nuovi approcci artistici.
La mostra allestita al Museo Castello San Materno è visitabile fino al 23 agosto 2026, Via Losone 10, Ascona, Canton ticino.
