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articolo di Giuseppe Rusconi apparso sul ‘Corriere del Ticino’ l’8 luglio 2013.

Si è parlato anche di italiano in Svizzera nella giornata riguardante l’uso istituzionale e corrente della lingua di Dante oltre i confini della Penisola. itallianita Promosso dalla Rete per l’eccellenza dell’italiano istituzionale (REI), il seminario si è occupato soprattutto dello status dell’italiano nell’Istria croata (Fiume, Pola), nell’Istria slovena (Capodistria, Pirano) e in terra elvetica (con gli interventi di Jean-Luc Egger, Chiara Messina e Maria Grazia Rabiolo). Spunto per il convegno l’ingresso il primo luglio della Croazia nell’Unione europea come membro a pieno titolo. Importante per la sopravvivenza dell’italiano in Istria e in Dalmazia (dove sono localizzate le antiche città venete di Zara, Spalato e Ragusa) il contributo dato dalle redazioni italofone di Radio Fiume (fondata nel 1945), Radio Pola (1958), Radio Capodistria (1949) e TV Capodistria (1971). Se nell’Istria slovena gli italofoni sono oggi circa 6mila, in Croazia si aggirano attorno ai 35mila, per la maggior parte concentrati nella zona di Fiume (ne restano poche centinaia nelle città dalmate). Si ricorderà l’esodo giuliano-dalmata, che coinvolse negli anni dopo la Seconda Guerra mondiale almeno 250mila italiani fuggiti dalla Jugoslavia comunista.

Veniamo però all’italiano in Svizzera, che – come è stato ripetutamente evidenziato – si ritrova in una situazione di chiaroscuro. Per Jean-Luc Egger (Cancelleria federale, sezione legislazione) sono tre in realtà le principali varianti dell’italiano elvetico, in particolare di quello istituzionale: l’italiano federale (prevalentemente scritto), l’italiano dei Grigioni e quello del Ticino. La parità di trattamento con le altre lingue ufficiali, sancita a livello costituzionale e legislativo è lungi dall’essere conseguita. Se “una descrizione oggettive e onesta della realtà dell’italiano istituzionale in Svizzera presuppone da un lato di riconoscere quanto è stato fatto sinora per concretizzare il dettato costituzionale”, è però evidente “che il processo non è ancora perfetto, attuato”. Il relatore ha poi evocato gli sforzi degli Anni Novanta (mozioni di Adriano Cavadini e presenza di Flavio Cotti in Governo) e, per il 2010-2011 l’entrata in vigore della legge federale sulle lingue e dell’ordinanza relativa, con obiettivi ambiziosi e la creazione della figura di un Delegato al plurilinguismo. Certo la discrepanza che ancora esiste tra realtà effettiva e statuto di parità porta a far sì che il discorso sull’italiano istituzionale in Svizzera sia ancora caratterizzato sostanzialmente da accenti rivendicativo-identitari.
italianita - ch
Di terminologia giuridico-istituzionale svizzera tra multilinguismo e pluricentrismo si è occupata Chiara Messina (cancelleria federale, sezione terminologia). L’italiano utilizzato in quest’ambito è naturalmente influenzato dal multilinguismo della legislazione, dai contatti inevitabili con le altre lingue ufficiali e dalla debole irradiazione dell’italiano. Ciò comporta che la terminologia giuridica elvetica, già di per sé ben distinta da quella europea, lo sia – per quanto riguarda l’italiano – anche da quella in uso nella Penisola. Maria Grazia Rabiolo (Rsi) ha invece evidenziato la situazione a rischio per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole elementari, medie e medie superiori a nord delle Alpi. Tra i massmedia fondamentale per la diffusione dell’italiano il ruolo della Rsi (tre reti radiofoniche, due canali televisivi e sito internet).