Il 26 giugno 2026 si è svolta a Berna la riunione semestrale del Comitato misto Svizzera-Unione europea per i trasporti terrestri. L’incontro, presieduto per la parte svizzera da Christa Hostettler, direttrice dell’Ufficio federale dei trasporti, e per la delegazione europea da Kristian Schmidt, direttore per i trasporti terrestri presso la Commissione europea, ha rappresentato un nuovo momento di confronto su alcuni dossier centrali per la politica svizzera ed europea dei trasporti.
Tra i temi principali figuravano la sicurezza del traffico merci su rotaia, in particolare dopo l’incidente avvenuto nel 2023 nella galleria di base del San Gottardo, e la futura tassa svizzera per il traffico di transito motorizzato, recentemente approvata dal Parlamento svizzero.
Il Comitato misto per i trasporti terrestri è l’organismo incaricato di seguire l’applicazione dell’Accordo sui trasporti terrestri tra la Svizzera e l’Unione europea. L’accordo, parte del quadro bilaterale tra Berna e Bruxelles, disciplina aspetti fondamentali del trasporto di merci e passeggeri su strada e su ferrovia, con l’obiettivo di garantire il buon funzionamento dei collegamenti transfrontalieri e il coordinamento tra i due sistemi normativi.
Per la Svizzera, il tema ha una rilevanza particolare. Il Paese si trova al centro dei principali assi europei nord-sud e, attraverso le Alpi, gestisce uno dei corridoi più importanti per il traffico merci continentale. La politica svizzera dei trasporti è da decenni orientata al trasferimento del traffico merci transalpino dalla strada alla ferrovia, in linea con la protezione delle regioni alpine e con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.
Proprio in questo quadro si inserisce la discussione sulla sicurezza ferroviaria. La delegazione svizzera ha illustrato all’Unione europea le misure adottate dall’Ufficio federale dei trasporti dopo il grave incidente del 10 agosto 2023 nella galleria di base del San Gottardo, quando un treno merci deragliò all’interno dell’infrastruttura, causando danni rilevanti e una lunga interruzione del traffico. L’episodio aveva riportato al centro dell’attenzione la necessità di rafforzare i controlli tecnici sui carri merci e sulle componenti più sensibili, come ruote e sistemi frenanti.
Negli ultimi mesi sono state adottate misure supplementari. Le FFS hanno annunciato l’entrata in funzione di rilevatori di deragliamento ai portali della galleria di base del San Gottardo, misura che ha consentito anche di revocare la riduzione temporanea della velocità in corrispondenza dei cambi di binario ai portali della galleria. Si tratta di un intervento tecnico mirato, pensato per individuare tempestivamente anomalie e ridurre il rischio che un problema su un convoglio merci possa trasformarsi in un evento di maggiore gravità.
La Svizzera ha ribadito alla delegazione europea di continuare ad adoperarsi per una soluzione a livello europeo. Il punto è essenziale: il traffico merci ferroviario che attraversa la Svizzera coinvolge operatori, carri e imprese provenienti da diversi Paesi. Di conseguenza, la sicurezza non può essere garantita solo attraverso misure nazionali, ma richiede standard condivisi, controlli coordinati e responsabilità chiare lungo tutta la catena del trasporto.
La sicurezza del traffico merci su rotaia è quindi anche una questione europea. Un carro che attraversa la Svizzera può essere immatricolato, mantenuto o gestito da soggetti situati in altri Stati. Per questo Berna spinge affinché le lezioni tratte dall’incidente del San Gottardo siano discusse e tradotte in misure coordinate, evitando che la responsabilità ricada solo sul Paese attraversato dal traffico di transito.
Il secondo tema politicamente rilevante discusso a Berna riguarda la futura tassa svizzera per il traffico di transito motorizzato. La delegazione svizzera ha informato i rappresentanti dell’Unione europea del mandato conferito dall’Assemblea federale per introdurre, in futuro, una tassa applicabile ai veicoli che entrano in Svizzera da un Paese confinante e proseguono verso un altro Paese confinante senza una permanenza prolungata sul territorio elvetico.
L’obiettivo della misura è intervenire sul traffico di attraversamento, cioè su quei flussi di veicoli che utilizzano la Svizzera principalmente come corridoio di passaggio. Il tema è particolarmente sentito nelle regioni alpine e lungo gli assi di transito, dove congestione, impatto ambientale, rumore e pressione sulle infrastrutture stradali sono oggetto di discussione da anni.
La Confederazione ha precisato che la tassa non si applicherebbe ai trasporti commerciali di persone o merci. Questi ultimi sono infatti esenti in virtù dell’Accordo sui trasporti terrestri tra Svizzera e Unione europea. Si tratta di un punto delicato, perché qualsiasi misura nazionale che incida sul traffico transfrontaliero deve essere compatibile con gli impegni assunti dalla Svizzera nei confronti dell’UE.
Secondo quanto illustrato dalla delegazione svizzera, per la riscossione della tassa potrebbero essere presi in considerazione diversi fattori, tra cui il volume di traffico e le fasce orarie. Ciò lascia intendere che la misura potrebbe essere concepita in modo flessibile, eventualmente con l’obiettivo di incidere maggiormente nei momenti di maggiore congestione o su tratte particolarmente sollecitate.
Il dossier si inserisce in un contesto più ampio di gestione della mobilità transalpina. La Svizzera ha costruito negli anni una politica fondata su due pilastri: da un lato, lo sviluppo di grandi infrastrutture ferroviarie, come la galleria di base del San Gottardo e la Nuova ferrovia transalpina; dall’altro, strumenti economici e regolatori destinati a contenere l’impatto del traffico stradale pesante e a favorire il trasferimento modale.
In questo quadro, il traffico privato di transito rappresenta una sfida diversa rispetto al trasporto merci. Non riguarda direttamente le grandi catene logistiche, ma incide comunque sulla qualità della vita, sull’ambiente e sulla capacità delle infrastrutture. La proposta di una tassa specifica si colloca quindi nel tentativo di governare anche questi flussi, evitando che il territorio svizzero sia utilizzato come semplice corridoio gratuito di attraversamento.
La riunione del Comitato misto ha confermato l’importanza del dialogo tecnico e politico tra Svizzera e Unione europea. I trasporti terrestri sono infatti uno dei settori nei quali l’interdipendenza tra Berna e Bruxelles è più evidente. La Svizzera non è membro dell’Unione europea, ma partecipa a un sistema di collegamenti, norme e flussi che attraversano quotidianamente le frontiere.
Per questo motivo, ogni misura nazionale nel settore dei trasporti deve essere valutata anche nel suo impatto europeo. La sicurezza ferroviaria, il traffico di transito, la sostenibilità ambientale e la fluidità dei collegamenti internazionali sono questioni che richiedono un equilibrio tra autonomia svizzera e coordinamento con l’UE.
La discussione di Berna mostra anche come la politica dei trasporti sia sempre più intrecciata con altri obiettivi strategici: protezione dell’ambiente alpino, sicurezza delle infrastrutture, competitività economica, rapporti bilaterali con l’Unione europea e accettabilità sociale della mobilità.
Nei prossimi mesi sarà importante capire come prenderà forma la tassa sul traffico di transito motorizzato e quale sarà la valutazione europea della misura. Parallelamente, continuerà il lavoro sulla sicurezza del traffico merci ferroviario, con l’obiettivo dichiarato dalla Svizzera di arrivare a soluzioni condivise a livello europeo.
La riunione del Comitato misto conferma dunque una linea di continuità: la Svizzera intende difendere le proprie priorità in materia di sostenibilità, sicurezza e gestione del traffico alpino, ma sa che, in un settore così interconnesso, nessuna soluzione può essere davvero efficace senza un confronto costante con l’Unione europea.
Fonte: Ufficio federale dei trasporti
Foto: @svizzeri.ch

