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La Commissione della concorrenza svizzera (COMCO) accende i riflettori sulle pratiche di Google nel mercato della ricerca online. La Segreteria della COMCO ha infatti avviato un’inchiesta preliminare per verificare se la rimozione della “Choice Screen” dagli smartphone Android commercializzati in Svizzera possa configurare una restrizione illecita della concorrenza ai sensi della legge federale sui cartelli.

La funzione consentiva agli utenti, durante la configurazione iniziale di un nuovo dispositivo Android, di scegliere quale motore di ricerca impostare come predefinito. Google ha recentemente eliminato questa schermata per il mercato svizzero, mentre continua a renderla disponibile nei Paesi dello Spazio economico europeo (SEE). Di conseguenza, gli utenti in Svizzera si trovano Google Search già selezionato come motore di ricerca predefinito, senza che venga proposta un’alternativa al primo avvio del dispositivo.

Secondo la COMCO, questa differenza di trattamento potrebbe incidere sulle dinamiche concorrenziali del mercato, riducendo la visibilità dei motori di ricerca concorrenti proprio nella fase in cui gli utenti effettuano le scelte iniziali sul proprio smartphone.

Il peso delle impostazioni predefinite

L’autorità svizzera sottolinea come, nei mercati digitali, le impostazioni predefinite abbiano un’influenza determinante sul comportamento dei consumatori. Numerose analisi economiche mostrano infatti che la maggior parte degli utenti non modifica le configurazioni iniziali del dispositivo, con il risultato che il servizio preinstallato beneficia di un significativo vantaggio competitivo.

La rimozione della Choice Screen potrebbe quindi rafforzare ulteriormente la posizione di Google Search, limitando le opportunità di accesso al mercato per i motori di ricerca concorrenti e, più in generale, per altri servizi digitali che dipendono dalla visibilità garantita dalle impostazioni iniziali del sistema operativo.

Per questo motivo la COMCO intende verificare se esistano elementi sufficienti per ipotizzare una violazione della normativa svizzera sulla concorrenza e decidere l’eventuale apertura di un procedimento formale.

Dall’antitrust UE al Digital Markets Act

La schermata di scelta dei motori di ricerca non è una novità introdotta dal Digital Markets Act. La sua origine risale alla decisione con cui la Commissione europea, nel 2018, ha sanzionato Google per abuso di posizione dominante nel mercato Android, imponendo una serie di misure correttive volte a favorire la concorrenza tra i servizi di ricerca.

A partire dal 2020 Google ha quindi introdotto nei Paesi europei una schermata che consente agli utenti di scegliere il motore di ricerca preferito durante la configurazione del dispositivo. Negli anni successivi il sistema è stato modificato più volte anche sulla base delle osservazioni formulate dalla Commissione europea e dagli operatori del settore.

Con l’entrata in vigore del Digital Markets Act (DMA), le grandi piattaforme digitali designate come “gatekeeper”, tra cui Google, sono inoltre soggette a obblighi ancora più stringenti per garantire la libertà di scelta degli utenti e impedire pratiche di auto-preferenziazione. Tali disposizioni, tuttavia, si applicano ai Paesi dello Spazio economico europeo e non automaticamente alla Svizzera.

Un’indagine che potrebbe fare scuola

L’inchiesta preliminare della COMCO non costituisce ancora un procedimento sanzionatorio, ma servirà a stabilire se vi siano indizi sufficienti di una restrizione illecita della concorrenza. Le conclusioni potrebbero avere ricadute anche oltre il caso specifico, fornendo indicazioni sulle modalità con cui le autorità svizzere intendono valutare il ruolo delle impostazioni predefinite nei mercati digitali.

Google ha dichiarato di essere a conoscenza dell’indagine e di collaborare con la COMCO nel corso degli accertamenti. Secondo i dati di Statcounter, il motore di ricerca dell’azienda detiene circa l’82% del mercato delle ricerche online in Svizzera, una quota che rende particolarmente rilevante qualsiasi intervento riguardi le modalità di accesso degli utenti ai servizi di ricerca.

L’esito dell’inchiesta sarà seguito con attenzione anche dagli operatori del settore tecnologico, poiché potrebbe rappresentare un precedente per la valutazione delle pratiche relative alle impostazioni predefinite non solo dei motori di ricerca, ma più in generale dei servizi digitali installati sui dispositivi mobili.