foto (c) svizzeri.ch 2017
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Il 12 giugno 2026 il Consiglio federale ha preso atto del rapporto Prospettive Svizzera 2040, elaborato dalla Cancelleria federale con il contributo di esperti dell’Amministrazione federale e della comunità scientifica. Il documento propone una riflessione strategica sul futuro della Svizzera, delineando tre possibili scenari per il mondo del 2040 e individuando sei grandi campi d’azione destinati a orientare la pianificazione politica dei prossimi anni.

Il rapporto non intende prevedere il futuro in senso stretto, né indicare quale scenario sia più probabile. Il suo obiettivo è diverso: aiutare la Confederazione a prepararsi a sviluppi differenti, anche molto distanti tra loro, e a individuare per tempo rischi, opportunità e priorità. In questo senso Prospettive Svizzera 2040 rappresenta uno strumento di previsione strategica trasversale, pensato per integrare le analisi settoriali già esistenti e per fornire una base al programma di legislatura 2027-2031.

Il documento è stato elaborato sulla base dell’articolo 32 lettera cter della legge sull’organizzazione del Governo e dell’Amministrazione. Si inserisce quindi in un compito istituzionale preciso: rafforzare la capacità del Consiglio federale e dell’Amministrazione di leggere i cambiamenti di lungo periodo e di tradurli in orientamenti politici coerenti.

Il quadro delineato dal rapporto è quello di un mondo in profonda trasformazione. Tecnologia, geopolitica, sicurezza, economia, ambiente e società evolvono in modo sempre più interdipendente. Eventi improvvisi, crisi regionali, mutamenti climatici, rotture nelle catene di approvvigionamento, conflitti ibridi o accelerazioni tecnologiche possono modificare rapidamente il contesto nel quale la Svizzera è chiamata a operare.

Per questa ragione il rapporto utilizza la tecnica degli scenari. I tre scenari individuati non sono né previsioni né modelli ideali, ma rappresentazioni coerenti di futuri possibili. Servono a immaginare come potrebbero combinarsi fattori diversi: crescita o stagnazione economica, stabilità o instabilità della sicurezza internazionale, cooperazione o frammentazione geopolitica, protezione del clima o disinteresse verso il cambiamento climatico.

Il primo scenario, denominato “Ordine mondiale polarizzato”, descrive un mondo diviso tra due grandi potenze rivali. In tale contesto, il commercio globale rallenta, la competizione tecnologica si intensifica, le disuguaglianze aumentano e la sicurezza internazionale diventa più fragile. Per la Svizzera, uno scenario di questo tipo comporterebbe pressioni importanti sulla neutralità, sull’accesso ai mercati, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla coesione interna.

Il secondo scenario, “Alleanze regionali”, immagina un mondo frammentato in blocchi regionali. Le catene del valore diventano più regionalizzate, gli standard economici e tecnologici variano da un’area all’altra e l’Unione europea assume un ruolo più marcato nel continente. Per la Svizzera, questo scenario metterebbe al centro il rapporto con l’Europa, la capacità di mantenere relazioni stabili con diversi partner internazionali e la necessità di preservare margini di autonomia in un contesto più regolato e più competitivo.

Il terzo scenario, “Potenza dominante”, descrive invece un ordine mondiale nel quale una grande potenza esercita un’influenza prevalente sul piano politico, economico, tecnologico e militare. In questo caso la situazione di sicurezza globale potrebbe apparire più stabile e la crescita economica più favorevole, ma al prezzo di una maggiore dipendenza da standard, piattaforme e decisioni definite altrove. Per la Svizzera, ciò porrebbe il problema della sovranità tecnologica, della capacità di decisione autonoma e della protezione del sistema democratico da disinformazione e dipendenze digitali.

A questi scenari si aggiungono le cosiddette influenze estreme, cioè eventi improvvisi e critici che potrebbero interferire con qualsiasi traiettoria futura. Non si tratta di ipotesi centrali, ma di possibilità strategicamente rilevanti: crisi sistemiche, shock tecnologici, guerre, collassi ambientali o interruzioni gravi delle catene di approvvigionamento. Il loro inserimento nel rapporto serve a ricordare che la pianificazione politica non può basarsi solo su evoluzioni graduali, ma deve anche considerare eventi rari, improvvisi e ad alto impatto.

Dall’analisi emergono sei campi d’azione principali. Il primo è la coesione sociale. La Svizzera dovrà preservare la fiducia nelle istituzioni, la stabilità del sistema politico, l’integrazione e la solidarietà tra i membri della società. Questo tema è particolarmente rilevante in un Paese che continuerà a confrontarsi con l’invecchiamento demografico, con le trasformazioni del mercato del lavoro e con le opportunità e le sfide legate all’immigrazione. Secondo le proiezioni dell’Ufficio federale di statistica, la popolazione residente permanente, che alla fine del 2024 era di circa 9 milioni di persone, potrebbe raggiungere circa 10,5 milioni nel 2055, soprattutto per effetto dell’immigrazione. La crescita demografica, tuttavia, sarà accompagnata da un progressivo invecchiamento della popolazione, con ricadute su previdenza, sanità, lavoro e finanze pubbliche.

Il secondo campo d’azione riguarda il polo tecnologico e del sapere. La Svizzera dispone di università, politecnici, centri di ricerca e imprese innovative di livello internazionale, ma dovrà continuare a investire in conoscenza, formazione e tecnologie chiave. Intelligenza artificiale, cybersicurezza, biotecnologie, tecnologie quantistiche, dati e infrastrutture digitali saranno sempre più centrali per la competitività e per l’autonomia del Paese. Il rapporto sottolinea la necessità di rafforzare la sovranità digitale, evitando dipendenze eccessive da piattaforme o standard controllati da altri attori.

Il terzo campo d’azione è la prosperità economica. La Svizzera è un’economia aperta, fortemente orientata all’esportazione e integrata nei mercati internazionali. Proprio per questo, la sua prosperità dipende dalla stabilità delle relazioni commerciali, dall’accesso ai mercati, dalla qualità delle condizioni quadro e dalla resilienza delle catene di approvvigionamento. Il contesto attuale conferma questa vulnerabilità: le previsioni economiche federali indicano per il 2026 una crescita del PIL svizzero dello 0,9%, inferiore alla media storica, in un quadro segnato da domanda globale moderata, esportazioni meno dinamiche e investimenti più prudenti. In prospettiva, la Svizzera dovrà quindi rafforzare la diversificazione, l’adattabilità e la capacità di reagire a crisi economiche esterne.

Il quarto campo d’azione riguarda clima ed ecosistemi. La Svizzera, in particolare nelle regioni alpine, è particolarmente esposta agli effetti del cambiamento climatico. Gli scenari climatici nazionali indicano, in assenza di una forte mitigazione globale, un aumento dei giorni di canicola, estati più secche, precipitazioni intense più frequenti e inverni con meno neve. Questi cambiamenti hanno conseguenze non solo ambientali, ma anche economiche e sociali: riguardano l’agricoltura, il turismo, la sicurezza idrica, la protezione contro i pericoli naturali, la salute pubblica e la biodiversità. Per il rapporto, adattamento climatico e riduzione delle emissioni devono procedere insieme.

Il quinto campo d’azione è il ruolo della Svizzera nel mondo. In tutti gli scenari, il contesto internazionale appare più complesso e meno prevedibile. La Svizzera dovrà continuare a curare le sue relazioni con l’Unione europea, con i Paesi confinanti, con le grandi potenze e con le organizzazioni multilaterali. La sua funzione di mediatrice, la tradizione dei buoni uffici e il ruolo di sede di organizzazioni internazionali restano elementi centrali della sua identità esterna. Tuttavia, in un mondo più polarizzato o frammentato, anche la neutralità e la capacità di dialogo potrebbero essere sottoposte a pressioni nuove.

Il sesto campo d’azione è la sicurezza e difesa. Il rapporto evidenzia che la sicurezza della Svizzera dipenderà sempre più dal contesto internazionale, dalla protezione delle infrastrutture critiche, dalla capacità di difesa civile e militare e dalla resilienza rispetto a minacce ibride. Cyberattacchi, campagne coordinate di disinformazione, pressione su infrastrutture essenziali e instabilità geopolitica non sono più rischi marginali, ma elementi strutturali della sicurezza contemporanea. La Svizzera dovrà quindi pianificare sul lungo periodo il mantenimento e lo sviluppo delle proprie capacità di protezione e difesa.

Il valore del rapporto sta soprattutto nel suo carattere trasversale. Le grandi sfide del futuro non possono essere affrontate separatamente. Demografia, migrazione, sicurezza, economia, clima, tecnologia e politica estera sono sempre più interconnessi. Una scelta compiuta in un ambito produce effetti sugli altri: la transizione digitale influenza il lavoro e la democrazia; il cambiamento climatico incide sull’economia e sulla sicurezza; l’invecchiamento demografico pesa sulla coesione sociale e sulle finanze pubbliche; la geopolitica condiziona commercio, approvvigionamenti e neutralità.

Prospettive Svizzera 2040 invita quindi a pensare la politica non solo come risposta alle urgenze, ma come capacità di preparazione. Il futuro non può essere previsto con certezza, ma può essere esplorato, discusso e governato meglio se le istituzioni dispongono di strumenti adeguati. Per la Svizzera, Paese piccolo ma fortemente interconnesso, questa capacità di anticipazione rappresenta una condizione essenziale per mantenere stabilità, prosperità e autonomia decisionale.

Il rapporto costituirà una base importante per il programma di legislatura 2027-2031. Nei prossimi anni il Consiglio federale dovrà tradurre i campi d’azione individuati in priorità politiche e misure concrete. La sfida sarà farlo mantenendo l’equilibrio tra apertura internazionale e autonomia, innovazione e coesione sociale, prosperità economica e sostenibilità ambientale, sicurezza e tradizione democratica.

Fonte: Il Consiglio federale svizzero
Foto svizzeri.ch