Saturday, 23/3/2019 | 5:13 UTC+1
Circolo Svizzero

Mostra “Capro espiatorio” al Museo nazionale Zurigo

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La mostra indaga il tema della violenza collettiva contro il singolo dall’antichità fino ai giorni nostri, inaugurata il 15 marzo sarà visibile fino al 30 giugno 2019. Nella trattazione trovano spazio sacrifici umani in età preistorica, linciaggi, morti sul rogo o anche la violenza del nostro tempo e vengono esaminate le forze che, nel tempo, hanno tentato di opporsi alla violenza.

Il meccanismo del capro espiatorio non è ovviamente un fenomeno dell’epoca moderna. I gruppi di persone hanno sempre avuto bisogno di capri espiatori: quando una comunità concentra la sua aggressività su una sola vittima, rafforza la sua coesione. Racconti di sobillamento, linciaggi, sacrifici umani e caccia alle streghe risalgono addirittura alla preistoria. Le catastrofi, i cattivi raccolti, ma anche l’invidia e la frustrazione possono portare ad atti di violenza all’interno di una comunità. In tali situazioni, spesso le persone individuano consapevolmente o inconsapevolmente una vittima e proiettano su di essa la totale responsabilità della crisi. Di solito la campagna diffamatoria si concentra sugli emarginati od i più deboli, tra cui i bambini, i disabili, gli stranieri e le donne.

La mostra ripercorre il tema del capro espiatorio in diversi periodi storici: presente, epoca moderna, Medioevo, antichità e preistoria con prestiti che arrivano da vari musei ed istituzioni svizzera e da veria zone d’Europa tra cui il Museo Nazionale di Napoli, le Collezioni dell’Università di Amsterdam e dalla Collection of the Jewish Historical Museum, il Federseemuseum di Bad Buchau e il Buchau National Museum of Denmark di Copenhagen.

Oltre alla violenza e al suo incanalamento nei singoli individui, la mostra si rivolge anche alle forze che vi si sono opposte: la religione, per esempio, o le scienze naturali che fiorirono con l’Illuminismo.

Ovviamente fanno parte dell’esibizione anche le forme contemporanee di denuncia, che sono aumentate massicciamente attraverso l’uso di Internet e dei social media. (Fonte: nationalmuseum.ch)

Photo:Pixabay.com

 

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