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Il 10 dicembre 2025 l’Assemblea federale ha eletto Guy Parmelin presidente della Confederazione Svizzera per il 2026 con un risultato senza precedenti: 203 voti su 210, un consenso record che testimonia l’ampia fiducia riposta nel capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Si tratta del secondo mandato presidenziale per Parmelin, dopo quello ricoperto nel 2021.
Per il 2026 il Parlamento ha inoltre eletto Ignazio Cassis alla carica di vicepresidente della Confederazione.

Nato a Bursins (Canton Vaud) il 9 novembre 1959, Guy Parmelin proviene da una famiglia legata al mondo agricolo. Dopo aver conseguito la maturità ginnasiale a Losanna nel 1977, ha svolto un apprendistato nel settore dell’agricoltura, trascorrendo anche un anno nella Svizzera tedesca, in una fattoria nei pressi di Morat. Nel 1979 si è diplomato alla Scuola di Marcelin a Morges. Ancora oggi, insieme al padre e al fratello, gestisce una fattoria e un vigneto a Bursins, il villaggio di cui è originario. È sposato e padre di due figli.

L’ingresso in politica risale al 1993, quando viene eletto nel Consiglio comunale di Bursins. Dal 1994 al 2003 è deputato al Gran Consiglio del Canton Vaud e tra il 2000 e il 2004 presiede l’UDC cantonale. Nel dicembre 2003 entra nel Consiglio nazionale come rappresentante del Canton Vaud, venendo poi rieletto nel 2007, 2011 e 2015. In Parlamento ha fatto parte, tra le altre, della Commissione della sicurezza sociale e della sanità.

Nel 2015 viene candidato dall’UDC al Consiglio federale per succedere a Eveline Widmer-Schlumpf. È eletto il 9 dicembre 2015 e assume l’incarico il 1° gennaio 2016 come capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Dal 2019 guida il DEFR. È stato vicepresidente della Confederazione nel 2020 e presidente nel 2021, anno in cui, in tale veste, ha ospitato a Ginevra il vertice tra Vladimir Putin e Joe Biden.

Nel discorso pronunciato dopo l’elezione alla presidenza per il 2026, Parmelin ha sottolineato con forza il valore del servizio pubblico, inteso come impegno verso il bene comune e come responsabilità nella custodia dei valori che costituiscono l’eredità della Svizzera. Amare il Paese, ha affermato, non significa idealizzarlo, ma affrontarne con lucidità anche le difficoltà, cercando soluzioni concrete.

In un contesto internazionale segnato da incertezza e tensioni, il nuovo presidente ha richiamato l’importanza del dialogo, della dignità umana, della giustizia e dell’equità come veri argini alle divisioni. Ha inoltre valorizzato la ricchezza linguistica e culturale della Svizzera, citando esplicitamente tutte le lingue nazionali, italiano compreso, come espressione di modi diversi di pensare e vivere che non rappresentano un ostacolo, ma una forza.

Il suo appello finale è stato a favore di un approccio pragmatico e collegiale: meno moralismi, più soluzioni; meno contrapposizioni, più ascolto e collaborazione. Un messaggio che si inserisce pienamente nello spirito del sistema collegiale del Consiglio federale e che accompagnerà il suo anno presidenziale.

Con un consenso parlamentare così ampio e un profilo personale radicato nella realtà del Paese, Guy Parmelin si appresta ad affrontare il 2026 con l’obiettivo dichiarato di rafforzare l’unità nella diversità e di guidare la Svizzera “insieme e con energia”, nel rispetto delle sue tradizioni e con lo sguardo rivolto al futuro.

foto: Guyparmelin.ch