Sunday, 16/12/2018 | 11:19 UTC+1
Circolo Svizzero

La parola ai candidati: Barbara De Proseris

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La Scuola Svizzera di Roma ha compiuto quest’anno i suoi primi 70 anni.

Quanto tempo è passato, molto dalla sua apertura!

Rileggendo le pagine del meraviglioso resoconto di quell’esperienza, redatte da Alberto H. Wirth, trapela immediatamente quanta tenacia e spirito di dedizione i fondatori della nostra istituzione scolastica abbiano profuso per raggiungere l’obiettivo di una scuola svizzera nella capitale.

Dai primi tentativi, esperiti sin dal 1935 a quel fatidico 25 maggio del 1946, quando, proprio nella sede del Circolo svizzero di Roma, venne tenuta l’Assemblea costituente dell’Associazione pro Scuola Svizzera di Roma con l’elezione del primo Comitato scolastico. I suoi membri erano tutti genitori di alunni che avevano, sin dall’inizio, collaborato attivamente alla sua creazione. Persone che nel dopoguerra, in maniera del tutto volontaria, tentavano di risolvere con coscienza e serietà i problemi della neo costituita istituzione scolastica, molto spesso sottraendo tempo e risorse alle energie utili a risanare le proprie attività dopo il conflitto bellico appena occorso.

Oggi sentiamo la necessità di recuperare il senso di quell’impegno per affrontare le nuove sfide che la modernità ci impone.

Nel prossimo futuro dovremo gestire temi cruciali per lo sviluppo e l’esistenza della scuola stessa a partire dalla riorganizzazione logistica con l’acquisizione di una nuova sede per le medie ed il liceo, essendo a tutti nota la difficile situazione dei locali di via Savoia. Nondimeno cruciale sarà la sfida di acquisire il villino di via Malpighi, dovendo programmare le attività di ordinaria e straordinaria manutenzione, al fine di rendere sempre più funzionale anche questo immobile.

Tutto ciò, è inevitabile, produrrà effetti contabili sul bilancio scolastico.

E’ sicuramente vero, che un’istituzione scolastica non è un’azienda in senso stretto, non deve avere come unico fine il profitto o un’esclusiva finalità reddituale, ma i conti, per necessità e per legge, vanno “quadrati”.

Per questo occorrerà una strategia diversa, più ampia, che partendo da una gestione più razionale e controllata dei centri di costo, insieme ad un’attività di foundraising, di efficientamento energetico degli immobili della scuola, di un’offerta a largo spettro delle attività parascolastiche a pagamento, rese possibili grazie ai nuovi immobili acquisiti, possa garantire risorse e solidità finanziaria alla scuola.

Una gestione che sappia, nel rispetto dei ruoli, dare un supporto vero e funzionale al Direttore ed a tutto il personale docente ed amministrativo, punto di forza cruciale in grado di affrontare le difficili sfide che ci attendono cercando di mantenere alti gli standard qualitativi riconosciuti, internazionalmente, all’esperienza pedagogica e formativa svizzera.

Settanta anni fa quel gruppo di genitori che fondarono la scuola svizzera di Roma, ritenne di esplicitare e sintetizzare il proprio credo nelle poche righe di introduzione al primo regolamento che la scuola si era data: “La scuola svizzera di Roma è un centro di educazione e di istruzione apolitico e aconfessionale. Essa si propone, avvalendosi della collaborazione dei genitori e degli organi delle confessioni religiose, di educare ed istruire i giovani per farne uomini donne capaci e responsabili di fronte a Dio, alla Patria, alla collettività ed a sè stessi”.

Da lì dobbiamo ripartire!

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